“Le quattro stagioni” di Vivaldi sono uno dei brani più famosi della storia della musica. La conduttrice della BBC Hannah French ne indaga le origini su Unseen History del 24 giugno 2026.
Le Quattro Stagioni di Antonio Vivaldi hanno ottime ragioni per essere considerate il brano musicale più riconoscibile in assoluto. Iniziano, chiare come una campana, con le allegre battute iniziali della Primavera, si evolvono nel dramma intenso dell’Estate, attraversano l’allegro Autunno e si concludono con l’eleganza dell’Inverno, scrive la French.
L’epoca a cui si riferisce è l’inizio del XVIII secolo. È a questo momento d’oro della storia della musica che appartengono le Quattro Stagioni di Vivaldi. È l’epoca di Stradivari, di Bach, di Händel, quando un vasto pubblico provava il brivido della musica prodotta da strumenti imponenti su una scala più grandiosa che mai.
Ma sebbene oggi conosciamo a fondo le Quattro Stagioni, molti aspetti della genesi e della storia iniziale dell’opera rimangono oscuri. Cosa spinse Vivaldi a comporla? Quali furono le sue principali influenze? Quali aspetti della storia personale di Vivaldi si possono individuare oggi nella musica? Dove è finito effettivamente il manoscritto originale della partitura, quello scritto di proprio pugno da Vivaldi?3
Vivaldi a Mantova
È opinione comune che Vivaldi abbia composto Le quattro stagioni negli anni 1718–23, quando aveva tra i quaranta e i quarantacinque anni e lavorava come maestro di cappella di corte a Mantova, in Lombardia. Mantova si trova a circa 100 miglia nell’entroterra rispetto a Venezia e storicamente era stata la sede della casata principesca dei Gonzaga.
SCHEDA INFORMATIVA: ANTONIO VIVALDI
Nato: 4 marzo 1678
Morto: 28 luglio 1741
Periodo: Barocco
Noto per: Le Quattro Stagioni, I concerti de L’estro armonico, Gloria in Re maggiore, L’Olimpiade
«Supponendo che Vivaldi vivesse a Mantova quando compose Le quattro stagioni, è logico pensare che i concerti venissero eseguiti proprio lì. Anche se non poterono essere eseguiti in occasione del matrimonio annullato tra il principe Filippo e la principessa Eleonora nel 1719, potrebbero essere stati suonati tra un atto e l’altro dell’opera durante il Carnevale» ha scritto la French su un suo libro.
Giunto nel 1718 dalla sua vecchia dimora di Venezia per assumere il nuovo incarico, Vivaldi trovò un luogo che possedeva un fascino geografico simile. Alcuni secoli prima era stata creata una serie di laghi artificiali poco profondi come linea di difesa, dando vita a un paesaggio caratteristico fatto di acque blu da sogno, campi verdi e strette passerelle.
Questo cambiamento di ambiente ebbe un effetto stimolante su Vivaldi, al quale fu affidata la direzione di un gruppo di talentuosi musicisti locali. Negli anni successivi compose quattro opere, decine di cantate e vari concerti che molto probabilmente venivano eseguiti nell’antico Palazzo Gonzaga.
Con la partenza dei Gonzaga per Venezia, avvenuta un decennio prima, il principe Filippo d’Assia-Darmstadt aveva preso possesso dell’antico palazzo ducale. Verso la metà degli anni Dieci del Settecento, l’edificio era stato sottoposto a costosi lavori di ristrutturazione con nuovi dipinti, sculture e arredi.
Il lavoro di Vivaldi a Mantova era legato ai lavori di ristrutturazione del principe Filippo, ed è proprio questo momento storico che la French ha iniziato ad approfondire mentre svolgeva ricerche sulla storia de Le quattro stagioni. Si trattava di un mix potente: Vivaldi, il musicista di talento; il cambiamento di ambiente a Mantova, fonte di rinnovamento; la vigorosa iniezione di fondi da parte del principe Filippo; la peculiare geografia della regione con i suoi incantevoli laghi e i panorami grandiosi.
La musica nella Piccola Era Glaciale
All’inizio del XVIII secolo la natura rivestiva un ruolo di primo piano nella vita umana. Gran parte del lavoro era ancora di natura agricola e veniva svolto nei campi. Un clima mite e un buon raccolto erano il desiderio più caro di ogni cuore. Ma il tempo era capriccioso e cambiava senza preavviso, una realtà che lo faceva sembrare più una forza soprannaturale che naturale. I temporali estivi – come quello descritto in Le quattro stagioni – erano eventi davvero terrificanti che non solo portavano drammi nei campi, ma rappresentavano anche una grave minaccia per la felicità futura.
All’inizio del 1700 faceva anche molto più freddo di oggi. A quel tempo la gente viveva nella fase finale di quella che gli storici chiamano oggi la «Piccola era glaciale» – un periodo in cui sul Tamigi si tenevano fiere sul ghiaccio e le colline e le montagne erano sempre ricoperte di neve. Tutto questo, sottolinea la French nel suo libro, The Rolling Year, si può cogliere nella musica di Vivaldi.
Fu proprio all’interno del palazzo ducale che French trovò un indizio stimolante sulla creazione de Le Quattro Stagioni. In fondo a un corridoio e oltre un antico spazio di intrattenimento noto come l’Appartamento di Troia, si trova una «sala lunga e stretta chiamata Sala dei Mesi».
Come gran parte del palazzo, la Sala dei Mesi è decorata con dipinti e, cosa intrigante, quelli presenti qui hanno come tema il concetto di tempo. Girando e alzando lo sguardo «sotto i cornicioni della linea del tetto», Vivaldi vide quattro affreschi raffiguranti le quattro stagioni dell’anno.
La French descrive questo incontro – tra natura e arte in un luogo un tempo utilizzato per spettacoli musicali. È stato un momento che sottolinea l’importanza, per gli storici, di essere attivi ed empirici nella ricerca delle storie: visitare i luoghi in cui si sono svolti gli eventi, scrutare l’ambiente circostante alla ricerca di indizi rivelatori.
In questo caso, gli affreschi del Palazzo Ducale di Mantova offrono scorci affascinanti sui primi anni di vita di un famoso brano musicale. Quando si parla de Le quattro stagioni, dopotutto, la traccia documentaria inizia realmente solo nel 1725, quando ad Amsterdam fu pubblicato il primo manoscritto a stampa. Ciò che accadde nei sette anni precedenti a quel momento è sfuggente ma avvincente.
È possibile che un Vivaldi pieno di energia, passeggiando per i corridoi del Palazzo Ducale di Mantova e meditando sul tema della sua prossima composizione, abbia lasciato che lo sguardo si posasse, per un istante, sugli affreschi al di fuori della sala da concerto? Di certo erano lì in quel periodo – essendo stati dipinti circa un secolo prima da uno dei pittori di corte della famiglia Gonzaga.
«Possiamo guardare», ci dice la French, «possiamo scrutare questi affreschi e vedere ciò che vide Vivaldi, possiamo percepire l’acustica di una sala, e all’improvviso ci troviamo in questo punto d’incontro tra arte e natura. E allora si ha semplicemente la sensazione che tutto stia davvero andando al suo posto».


