In piena guerra il dittatore censurò personalmente l’organo ufficiale del razzismo del Regime. Un episodio tutt’altro isolato nella contraddittoria storia dell’antisemitismo fascista
di Fabio Andriola da È la Storia Bellezza del 9 maggio 2026
Buon sabato e benvenuti alla puntata #59 di È la Storia Bellezza, la newsletter che parla di Storia prendendo spunto dalla cronaca. La prima cosa che voglio dirvi oggi è che da qualche giorno siamo diventati più di 7.000: ma questa newsletter non smette di crescere solo nel numero degli abbonati come dimostrano anche i sempre più frequenti amici che la rilanciano sui loro siti e canali social. Quindi, grazie di cuore a tutti.
E veniamo al tema di questa puntata: finalmente ho trovato il tempo di mettere in fila un po’ di spunti stimolato da alcuni commenti post 25 aprile: come ricorderete, tanto per cambiare, anche quest’anno quella che dovrebbe essere la “festa di tutti gli italiani” è stata particolarmente litigiosa e divisiva. In particolare, a destare la sorpresa dei molti adepti del pensiero binario che infestano i mass media c’è stata la solita contestazione alla Brigata ebraica a Milano e il gesto folle di un ragazzo ebreo di Roma che ha sparato – con una pistola a pallini – contro due anziani iscritti all’ANPI, l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (che, va ricordato, dalla fine degli anni Quaranta non rappresenta tutti i partigiani). Ha commentato Gad Lerner: «La mia fantasia non sarebbe mai arrivata fino al punto di immaginare un ebreo fascista che spara sugli antifascisti…». Non poteva essere da meno Aldo Cazzullo, che sul Corriere ha dato sfogo al suo sconcerto: «… assistiamo a un clamoroso ribaltamento della storia. Un giovane ebreo spara contro due pensionati dell’Anpi, che idealmente rappresentano i partigiani che si batterono contro i nazifascisti i quali portavano gli ebrei italiani ad Auschwitz. Manifestanti sedicenti antifascisti cacciano dal corteo del 25 aprile la Brigata ebraica, che si batté al fianco degli Anglo-americani, e quindi dei partigiani, contro i fascisti…». Ci sarebbe poi chi, come Valerio Renzi (autore di una newsletter che parla di quelle che secondo lui sono “le destre” con lo stesso distacco con il quale Dracula parlerebbe dell’aglio o dei paletti di legno) riduce il Fascismo alla violenza squadrista e quindi non ha problemi a parlare “dello squadrismo della destra ebraica” che ha goduto «di una sostanziale impunità». E si potrebbe continuare a lungo…
Per chi invece non vuole fermarsi agli schematismi ma vuole approfondire ecco qualche spunto che, come mi piace fare, complica il quadro e lo arricchisce di sfumature anche contraddittorie. Che, ad un certo punto, il Fascismo si stato anche razzista e antisemita, è un fatto. Ma può essere interessante vedere anche in che misura lo fu e quali standard di “coerenza” furono osservati nella pratica. Ovviamente, l’adesione di molti ebrei al Fascismo e al Regime complicò le cose e le complica anche oggi anche a chi crede ciecamente nel dogma dei binomi “Fascismo-Antisemitismo” e “Antifascismo-filosemitismo”. Ho già affrontato questo tema alcuni mesi fa quando mi sono occupato di un libro che riproponeva la drammatica storia del professor Tullio Terni, ebreo, fascista, epurato, mai riabilitato a guerra finita e per questo suicida. Come sempre, qui di seguito troverete soprattutto un po’ di notizie, a partire da un fascicolo nel quale mi imbattei anni fai all’Archivio Centrale dello Stato. Più informazioni si hanno più le nostre opinione sono fondate. Qualunque esse siano.

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Roma, marzo 1942. Nella penombra del suo mega studio a Palazzo Venezia, tra un rapporto di polizia e uno sulla situazione militare sui vari fronti, Benito Mussolini trova il tempo di arrabbiarsi anche per altre cose. Non bastano i convogli che affondano a iosa nel canale di Sicilia, il fronte interno che scricchiola, un partito fascista boccheggiante, i gerarchi che continuano a litigare, un alleato tedesco invadente, sempre meno alleato e sempre più padrone. Non basta tutto questo: adesso ci si mettono anche i razzisti di casa nostra. Gli “ultrà”, quelli che con le città bombardate e migliaia di madri in lutto continuano a pensare a come tra “rilanciare” il razzismo nell’Italia littoria. Pensano di avere in Mussolini un alleato e invece si ritrovano un interlocutore freddo, svogliato, a volte irascibile.
Così anche l’insospettabile rivista La Difesa della Razza, organo ufficiale del razzismo e dell’antisemitismo fascista, diretta da un giornalista di tutto rispetto e di sicura fede come Telesio Interlandi, si becca la sua bella censura. E a farne le spese non è una rubrica o un collaboratore di seconda fila. Il censurato “per ordine superiore” è il direttore stesso per un suo editoriale ambiziosamente programmatico. Purtroppo per lui, però, Interlandi pecca sia di ambizione che di programmazione e, in più sbaglia, anche i referenti ideali, andandoseli a scegliere addirittura in Germania, tra i nazisti. Come stupirsi quindi che il suo tentativo di dare una sterzata al razzismo italiano non incontri i favori del principale inquilino di Palazzo Venezia? Anzi, a giudicare dei punti interrogativi e dalle nervose sottolineature (tutte con la caratteristica matita rossa che il Duce teneva sempre perfettamente temperata sulla sua scrivania) che mostra la bozza del suo articolo – Richiamo alle origini e all’onestà – si direbbe che il direttore de La Difesa della Razza abbia davvero fatto uscire Mussolini dai gangheri…


