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Quel socialista di Pinochet. Storia (non detta) di golpe e regime in Cile

di Carlo Maria Persano da Destra.it del 28 luglio 2023

Augusto Pinochet era il generale cileno che operò il colpo di stato dell’11 Settembre 1973 contro il governo di Salvador Allende, decretandone la destituzione e forse la morte. Fino a quel momento Pinochet era stato considerato dagli osservatori internazionali, a partire da quelli Usa, un militare di sinistra e nessuno avrebbe potuto immaginare che potesse diventare l’artefice di un golpe contro un governo di sinistra.
E, probabilmente, almeno sotto gli aspetti economici, come vedremo dopo, rimase sempre un uomo di sinistra.

PINOCHET E LA MASSONERIA
Smarchiamo subito un aspetto che potrebbe influenzare la percezione degli eventi, ovvero l’eventuale appartenenza di Pinochet e di Allende alla massoneria. Diciamo subito che Allende sicuramente appartenne alla massoneria e, forse, vi appartenne anche Pinochet. Forse addirittura appartennero alla stessa loggia. Anche se entrambi non assecondarono la cultura massonica poiché Allende dirigeva la sua azione politica verso il modello cubano con l’aiuto di centinaia di consulenti cubani, mentre Pinochet, pur operando un ribaltamento economico del modello liberale, non percorse mai il sentiero marxista e, oltre tutto, rimase sempre un cattolico praticante. Era la loro una posizione strana e particolare nei confronti della massoneria? No, era la posizione di quasi tutti gli appartenenti alle logge sudamericane, viste più come una specie di Rotary (o Lions) che non per gli aspetti speculativi. E, comunque, va ancora sottolineato, che non vi fu mai certezza dell’affiliazione di Pinochet, contrariamente a quella di Allende.

PERCHE’ PINOCHET MOSSE IL COLPO DI STATO CONTRO ALLENDE ?
Allende vinse le sue elezioni con il 36,2% dei voti e formò un governo di coalizione. Il Cile possedeva il 50% delle riserve mondiali di rame e le principali miniere erano possedute da due aziende statunitensi, la Kennecott e l’Anaconda. La nazionalizzazione delle miniere cilene era in discussione dal 1922 e Allende portò la proposta in parlamento, ricevendo il voto unanime di tutti, dall’estrema sinistra all’estrema destra. Tutti avevano impostato la campagna delle elezioni appena avvenute sulla nazionalizzazione delle miniere. Ovvero, nazionalizzare le miniere non era considerato un tema della Sinistra, ma di tutti, internamente al Cile. Fino a quel momento non ci furono sommovimenti politici interni al Cile, malgrado le forti proteste e pressioni da parte degli Usa.
Anche la liberazione dalle carceri dei militanti del gruppo terroristico del MIR (per curiosità, lo stesso che poi sovvenzionò anche l’attore Gigi Proietti, tramite Lotta Continua) da parte di Allende, suscitò inizialmente solo proteste da parte dei famigliari delle vittime. Poi invece vedremo come questa liberazione suscitò grandi ostilità nelle campagne, quando i militanti del MIR furono nominati a capo di numerose aziende agricole sequestrate dal governo.
Le proteste estese iniziarono quando Allende dimostrò di voler portare il Cile verso un’economia marxista sul modello di quella cubana, impostando la nazionalizzazione di tutte le imprese cilene, comprese le piccole e medie imprese. Iniziarono con l’esproprio di 6.100 fattorie e con la nomina di un “commissario” governativo per le prime 2.000. L’agricoltura si era rivelato il tallone d’Achille nel colpo di Stato di Fidel Castro all’Avana così come già lo fu nel colpo di Stato di Lenin nell’Ottobre del 1917, e fu così il primo settore a subire l’attacco di Allende. Per poi passare alle aziende famigliari di trasporto formate da 38.000 autisti che noi definiremmo “padroncini”. Il tentativo di Allende generò il famoso sciopero dei trasportatori, un passaggio chiave per la caduta del suo governo.

Questa fase di transizione all’economia marxista, supportata da decine di consiglieri economici cubani (e centinaia di consiglieri militari) portò al crollo delle produzioni e all’esplosione dei prezzi, con un’inflazione che arrivò al 350%. Quando cadde Allende nei granai si trovarono riserve per meno di una settimana rispetto alle esigenze alimentari della nazione. La situazione determinò proteste generalizzate della popolazione fino a che Allende, su suggerimento dei militari cubani, impose il coprifuoco in 20 province su 25 e bloccò tutte le stazioni radio cilene. Per ottenere questi risultati Allende operò quello che allora venne definito come un auto-golpe, nominando il fidato generale Prats alla gestione della repressione. Ma Prats si spaventò della situazione alimentare e, vedendo montare la rabbia popolare, mollò dopo solo due settimane. Allora Allende nominò un altro generale di sinistra al comando dei militari: questi era Augusto Pinochet. Pinochet fu quindi la seconda scelta di Allende tra i generali ritenuti di sinistra, ma intanto, con le varie privazioni delle libertà, il governo di Allende si era trasformato in un regime autoritario.
A quel punto, una parte dei militari, non condividendo il progetto cubano, si aggregò sotto la guida di Pinochet e operò il secondo colpo di Stato. Ovvero, spostò il colpo di Stato già in corso con Allende, da marxista a non allineato.

COM’E’ MORTO SALVADOR ALLENDE ?
La versione semi ufficiale è che Allende si sia suicidato nell’assedio delle Moneda. Un’altra versione parla di una sua uccisione durante il combattimento tra la sua guardia personale e i reparti dei militari golpisti. Ma c’è anche una versione non ufficiale dei militari golpisti che parlano di una morte accidentale. Allende sarebbe stato seduto su un divano appoggiando, pensieroso e stanco, il mento sulla canna di un fucile il cui calcio poggiava sul pavimento, e sarebbe partito accidentalmente un colpo che entrò da sotto il mento e arrivò nel cervello. Lo stesso foro d’entrata rilevato sul cadavere. Se si immagina la posizione di Allende e la lunghezza di un fucile con la posizione del grilletto, difficilmente si può pensare a un suicidio così concepito. Con un revolver o con una pistola semiautomatica sì, con un fucile molto meno. Ecco perché i militari accreditarono l’ipotesi dell’incidente.
Allende aveva sicuramente combinato parecchi guai, quando arrivò alla presidenza il Cile aveva riserve valutarie per 350 milioni di usd che alla sua morte erano sparite, probabilmente spese. Mentre il debito pubblico era arrivato a 3,4 miliardi di usd. Poi c’era la questione della legge marziale e del blocco di tutte le radio. Poi successe che affidò molte delle fattorie nazionalizzate agli odiatissimi e incapaci militanti del MIR. Insomma, Allende sapeva di dover far fronte a un pesante processo personale una volta catturato, ma niente faceva presagire una sua condanna a morte, visto che i suoi errori avevano già generato una sua pesante condanna politica da parte del Paese.

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FU APPOGGIATO DAGLI USA IL COLPO DI STATO DI PINOCHET ?
Come abbiamo visto, Pinochet non era un militare simpatico agli Usa poiché veniva considerato di sinistra e in quel momento c’era la presidenza di Nixon. Non era certo il generale ideale per gli Usa che prediligevano il solito dittatorello che, dopo aver rubato a mani basse, lasciava il potere dopo un paio d’anni. Mentre la presidenza di Pinochet durò quasi 17 anni.
Da subito, il governo Nixon, tramite il segretario di Stato Kissinger, manifestò disappunto contro la giunta di Pinochet pronunciando un pentimento per non essere intervenuti presumibilmente con i militari a loro fedeli per bloccare Pinochet.
Ma avrebbero avuto la forza di bloccare Pinochet senza un intervento armato diretto dell’esercito americano ?
Molti esperti militari ne dubitano. A conti fatti, gli Usa non potevano e non volevano contare sulle truppe del generale Prats, e, tolti i nuovi alleati di Pinochet, rimaneva loro un 35% scarso delle forze armate, con il furore popolare favorevole a Pinochet.
Di fatto, gli Usa non riconobbero la nuova giunta cilena e ora capiremo i perché dalla vicenda delle nazionalizzazioni delle miniere. Di fatto, la prima potenza a riconoscere il nuovo Cile fu la Cina di Mao, collocando subito il Cile di Pinochet tra i Paesi non allineati.

LA NAZIONALIZZAZIONE DELLE MINIERE CILENE FU IL MOTIVO DEL GOLPE ?
Nella vulgata liberal di attribuisce la fine del “sogno” democratico di Allende alla nazionalizzazione delle miniere di rame a danno degli Usa che prima le possedevano.
Un bel quadretto che nasconde sia il coprifuoco contro le manifestazioni popolari imposto da Allende sia il blocco di tutte le radio cilene. Ai tempi non c’erano né telefonini né social e la tv era già nelle mani di Allende. Ma nasconde soprattutto la circostanza che, come già detto, la nazionalizzazione delle miniere fu votata all’unanimità da tutti i partiti, non solo dal partito di Allende, in minoranza di voti al parlamento.
E il quadretto nasconde anche il successivo processo di nazionalizzazione alla cubana, di tutta l’economia e non delle sole miniere, che tanti disastri ha prodotto a Cuba, dove oggi ci sono 5,5 milioni di impiegati statali che il regime cubano tenta in tutti i modi di sbolognare. L’odierno progetto cubano della “Cuenta” non è altro che un tentativo di rigenerazione della piccola e media impresa per ridurre il numero di dipendenti statali, diventati un grosso peso per le uscite economiche dell’Avana.
Con il golpe di Pinochet il Cile evitò tutto questo, prendendo un’altra direzione.
Poi, c’è un elemento sempre taciuto che colma di ridicolo la vulgata liberal, ovvero la circostanza che Pinochet non solo non abolì le nazionalizzazioni votate all’unanimità da tutto il parlamento, ma le rafforzò a livello costituzionale. Infatti nella nuova Costituzione promulgata da Pinochet nel 1980 la proprietà da parte del popolo cileno delle miniere di rame viene inequivocabilmente definita come “Inalienabile”. Con grande rabbia dei liberal americani, nel frattempo arrivati al governo in Usa con l’amministrazione di Jimmy Carter, rappresentante delle grandi corporation che puntavano a quel rame.

COME UTILIZZO’ PINOCHET I PROVENTI DELLA NAZIONALIZZAZIONE DELLE MINIERE ?
La presidenza di Pinochet iniziò col golpe del 1974, proseguì con l’accoglienza plebiscitaria della sua nuova Costituzione nel 1980 e si concluse con una votazione popolare nel 1990.
Fino al 1989, ultimo dato economico rilevato per la gestione di Pinochet, i proventi delle miniere, pari a 2.223 milioni annui di usd di allora, rappresentavano il 26% delle totali entrate governative e coprivano il 125% dello Stato sociale, confermando l’animo socialista di Pinochet. Evidentemente non sbagliavano gli osservatori internazionali a considerarlo un militare di sinistra.
Già nel 2001, a undici anni dall’uscita di Pinochet, le entrate delle miniere erano crollate a 344 milioni annui di usd e coprivano appena il 12,5% dello Stato sociale, con in più l’1,8% di nuove tasse. Col dopo Pinochet, era iniziata l’era dell’Ordine Mondiale Liberale anche per il Cile.

PINOCHET HA LASCIATO UNA RIFORMA PARTICOLARE AI CILENI
Come ha utilizzato gli oltre 70 miliardi di usd di allora, generati da CODELCO, l’azienda di Stato cilena che gestiva le miniere sotto Pinochet?
Oltre che per scuole, università e sanità, lo Stato sociale cileno ebbe a godere di una condizione particolare per le pensioni.
Fino a Pinochet le pensioni erano gestite come quelle italiane, col sistema contributivo, ovvero chi andava in pensione la percepiva grazie ai contributi di chi lavorava in quel momento e non grazie ai suoi versamenti accumulati durante la vita lavorativa.
Pinochet trasformò il sistema contributivo all’italiana in un sistema ad accumulo come succede, ad esempio, in Svizzera. Dove ognuno riceve i proventi derivanti dall’accumulo dei propri versamenti. Senza che nessun decremento delle nascite o nessuna delocalizzazione possano mettere a repentaglio l’erogazione delle pensioni.
Le favole raccontano che Pinochet operò questa trasformazione grazie alle indicazioni dei “Chicago boys”, i consulenti economici della scuola di Milton Friedman, ma una consulenza economica si riduce ai calcoli dopo poi si devono trovare i soldi per realizzare il progetto. E i soldi arrivarono da quei 70 miliardi ricavati dalle miniere di rame sotto la presidenza di Pinochet. Prima quei miliardi finivano alle corporation degli Usa.
Grazie a quella trasformazione, oggi i cileni si trovano un sistema pensionistico molto più sicuro.
Gli anni della gestione Pinochet furono anche anni di grande prosperità economica con una forte crescita del PIL cileno in piena condizione di dirigismo statale e l’instradamento della spesa pubblica vero la spesa sociale, come abbiamo visto al 125%. Con la fine del governo di Pinochet, le liberalizzazioni che portarono al crollo delle entrate dall’azienda mineraria (Codelco) con la surrettizia introduzione delle concessioni.

I PARTITI LIBERAL HANNO CHIESTO UNA NUOVA COSTITUZIONE
Nell’Ottobre 2020 il popolo cileno ha votato per chiedere una nuova costituzione, alternativa alla Costituzione di Pinochet mantenuta per vent’anni dal 1980 al 2020. Quindi per 10 anni mantenuta anche dai vari governi eletti successivamente.
Il referendum sulla nuova costituzione si è tenuto il 4 Settembre 2022 e vi ha partecipato l’85,81% degli aventi diritto al voto, e cileni hanno votato a favore del mantenimento della costituzione di Pinochet, con una larga maggioranza del 61,86% (7.882.958 contro 4.860.093).
I partiti liberal, spinti dagli Usa, hanno dichiarato di voler comunque intraprendere un percorso di riforme costituzionali, non rispettando così il voto popolare.
Vedremo adesso se il Pensiero Unico mondialista porterà i cileni a veder distruggere altri vantaggi ricevuti in passato. Come già detto, la nazionalizzazione delle miniere, dopo Pinochet, era stata sminuita con una serie di concessioni in stile Autostrade all’italiana, determinando il crollo delle entrate minerarie. Vedremo adesso se il mondialismo liberal toglierà pure la pensione ai cileni in modo da renderli poi schiavi di copiosi prestiti con il conseguente schema infausto del Debito pubblico.
Ah, un’ultima piccola annotazione, nessun cileno, neanche di sinistra, ha mai accusato Pinochet di essersi arricchito durante il suo governo, né lui né la sua famiglia.

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