Francesco I de’ Medici e sua moglie morirono di malaria, non avvelenati

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I ricercatori dell’Università di Yale, in collaborazione con paleopatologi dell’Università di Pisa, hanno analizzato il DNA antico estratto dalle costole di due membri della famiglia Medici: il granduca Francesco I de’ Medici (1541-1587) e il fratello minore, il cardinale Giovanni de’ Medici (morto nel 1562). Lo studio, pubblicato sulla rivista «iScience» e reso pubblico con un comunicato della Yale il 30 giugno 2026, è guidato da Serena Tucci, professoressa assistente di antropologia a Yale.

È la prima volta che i resti dei due fratelli vengono analizzati geneticamente. Francesco I e sua moglie Bianca Cappello morirono a distanza di un giorno l’uno dall’altra dopo aver sviluppato febbri intermittenti a seguito di un soggiorno in una villa infestata dalle zanzare a Poggio a Caiano. Per secoli hanno circolato voci secondo cui fossero stati avvelenati con arsenico, forse per opera del fratello e rivale, il cardinale Ferdinando de’ Medici (1549-1609), che salì sul trono fiorentino come successore.

I ricercatori hanno però identificato tracce genetiche di Plasmodium falciparum (la specie responsabile della forma più grave di malaria) nei resti di entrambi i fratelli. In Giovanni è stato trovato un ceppo precedentemente non caratterizzato, con due mutazioni uniche. Nei resti di Francesco sono state rilevate anche tracce di una seconda specie, Plasmodium malariae, che suggerisce una possibile doppia infezione. La malaria era endemica nell’Italia centrale durante il Rinascimento e i sintomi descritti dai medici di corte dell’epoca (febbri intermittenti, chiamate allora «febbre terzana») risultano coerenti con questa malattia.

Studi precedenti (in particolare analisi paleo-immunologiche) avevano già suggerito la presenza di malaria, ma solo il DNA antico ha fornito una conferma genetica più solida. Secondo gli autori, i risultati costituiscono una prova scientifica importante che rende la malaria la spiegazione più probabile della morte di Francesco I. Serena Tucci ha precisato: «Possiamo solo dire di aver trovato il patogeno che causa la malaria in questo campione» La malaria rimane dunque la spiegazione più probabile della causa di morte. «L’ipotesi dell’avvelenamento non sembra essere ben supportata da un punto di vista scientifico: è molto speculativa» conclude la Tucci non escludendo del tutto la possibilità di un’intossicazione. Valentina Giuffra, dell’Università di Pisa e coautrice dello studio, ha dichiarato che l’analisi genetica conferma i resoconti storici e le ricerche precedenti, permettendo di affermare con un elevato grado di certezza scientifica che la malaria, e non l’avvelenamento, fu la causa principale della morte del Granduca.

Lo stesso approccio basato sul DNA antico potrebbe aiutare a risolvere altri misteri storici, a condizione che esista un’ipotesi chiara e che gli strumenti genomici siano applicabili. Inoltre, il ceppo di malaria identificato offre informazioni utili sull’evoluzione del parassita nel tempo, con possibili ricadute sulla comprensione e sul controllo della malattia ancora oggi.

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