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Storia, non storie

USA e ABUSA… Noi italiani e il conflitto russo-ucraino

Ci troviamo davvero in un bel pasticcio come Paese Italia. Sembra quasi che Covid e crisi politico-energetiche internazionali si siano dati appuntamento. Mentre il primo si accinge a lasciare la scena (o quasi) le seconde bussano alla nostra porta per ricordarci l’impossibilità di tornare a una vita ‘normale’. Tra le due crisi però c’è una differenza importante: mentre la prima ci è piovuta addosso come un fenomeno ‘naturale’ (forse un giorno si saprà la sua vera origine), le seconde sono il risultato di scelte politico-economiche compiute da altri e che l’Europa (ma l’Italia in particolare) deve subire.

Mi riferisco ovviamente al conflitto russo-ucraino e alla narrazione che ne viene fatta dalla politica e dai media dei paesi occidentali: una narrazione che prescinde completamente dalla ricostruzione della storia che precede il conflitto odierno. Eppure non è difficile ripercorrerla. A partire dall’implosione dell’URSS, seguita dalla fine del Patto di Varsavia, con l’uscita dei paesi satelliti dall’orbita sovietica e dalla riunificazione della Germania con l’assenso della Russia di Gorbaciov, accompagnata, da parte occidentale, dalla promessa che la NATO non sarebbe avanzata di un metro verso le nuove frontiere della Federazione russa. Le cose ovviamente sono andate in modo diverso e i paesi dell’ex blocco sovietico sono entrati a tappe diverse nell’Unione europea e soprattutto nella NATO, come se la nuova Russia, dopo gli anni di caos post sovietico e la sconfitta in Afghanistan, fosse ancora il nemico numero uno del mondo occidentale. Dimenticando che la Russia è un Giano bifronte: con una faccia rivolta all’Europa e un’altra che guarda all’Asia, prevalendo, nella sua storia, l’una o l’altra tendenza a seconda delle circostanze.

La Russia degli ultimi anni del secolo scorso non era una nemica dell’Europa e neppure degli Stati Uniti. Sia pure tra molte contraddizioni, aspirava ad aprirsi ad occidente e, in prospettiva, ad integrarsi in quella sfera, sia pure conservando, almeno per una prima fase, alcune delle sue caratteristiche (che tanto dispiacciono in Occidente) di una storia millenaria nella quale l’elemento autoritario è stato sempre presente. Ma la scelta degli Stati Uniti (sostenuti acriticamente dagli alleati occidentali) sono andati in senso opposto, come se la fine della Russia come potenza a livello mondiale potesse compensare i fallimenti della loro politica internazionale (dall’Irak alla Siria, dalla Libia all’Afghanistan ecc.),

La Storia però è più complicata di come la immaginano i dilettanti della geopolitica e prima o poi presenta il conto. La Russia, povera economicamente, ma forte delle sue infinite risorse di materie prime e di una potenza militare che è cresciuta esponenzialmente negli ultimi anni, ha ripreso da tempo a contrastare il progetto di emarginazione che era stato messo a punto ai suoi danni e il suo ritorno sulla scena internazionale (dalla Georgia alla Cecenia, dalla Libia alla Siria) ne è la conferma. Così come ne è una ulteriore conferma il suo rinato rapporto strategico al fianco della Cina, impensabile fino a qualche anno fa; un rapporto che rappresenta un pericolo ben maggiore per l’Occidente e nel quale la Russia è stata spinta proprio dall’insipienza degli Stati Uniti in primo luogo.

Il conflitto in Ucraina, che ha stupito il mondo (ovviamente quello occidentale) si iscrive in questo processo di lungo corso con una fiammata che era stata preannunciata da mille segnali. Questa fiammata può essere spenta solo dalla ‘grande politica’, quella alla quale non siamo più abituati, che sia in grado di disegnare un equilibrio stabile in quelle aree, evitando, nei limiti del possibile, velleitarie ritorsioni punitive, garantendo rispetto e sicurezza a tutti i protagonisti, e coniugando princìpi e realpolitik, come ci insegnano da secoli i maestri di questa materia. Sembra un elenco di buoni propositi, ma qual è l’alternativa?     

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