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Ricostruzioni storiche ribelli

Un mare e due etnie: latini e slavi sull’Adriatico nei secoli / 1

Scriveva Tacito: “Feminis lugere honestum est,viris meminisse” (cioé “conviene alle donne piangere, agli uomini ricordare”). Quindi, trattenendo le lacrime, ricostruiamo la storia delle terre sulla sponda destra dell’Adriatico in qualche modo legate alla presenza italiana nei secoli. In una recente trasmissione di “Porta a Porta”, le vittime italiane di una spietata pulizia etnica sono state etichettate come “sfollati” (!!!), un termine vergognosamente riduttivo per una colossale tragedia che ha coinvolto 350 mila. Altrettanto indegna fu la dichiarazione dell’ex presidente della Repubblica Francesco  Cossiga quando dichiarò: “Tito l’ho conosciuto e dico che era un grande uomo; bisognerebbe ricordare agli italiani di Trieste che fu il IX corpus dell’armata jugoslava che li liberò dal terrore tedesco”.

Evidentemente la pensava allo stesso modo l’attrice italiana Sofia Loren che, quando “comunisteggiava”, accettò l’invito per una crociera sul lussuoso panfilo del Maresciallo Tito che, come dichiarato anche dall’Avv. Gianni Agnelli, “viveva come un satrapo orientale,mentre il suo popolo moriva di fame”.

Come sempre, comunque, bisogna evitare di congelare l’analisi ad unico periodo storico, ovvero il ventennio fascista, come cercano di fare certi storici “progressisti”, cercando così di cristallizzare le categorie del Bene e del Male. Non si può dimenticare che la sponda orientale dell’Adriatico fu romana fin dal II secolo a.C. e che vestigia imperiali arricchiscono ancora oggi i bei territori dell’Istria. Sotto Augusto venne costruita a Pola la grande arena da 22 mila posti a sedere. A Spalato è evidente, ben sopravvissuta nel tempo, la meravigliosa struttura del Palazzo di Diocleziano che, con le sue mura, delimita il centro storico della città. L’imperatore romano era originario di quei luoghi.

Dopo la caduta dell ‘Impero d’Occidente, Istria e Dalmazia passarono sotto il controllo di Bisanzio. Ma è solo fra il VI ed il VII secolo che si crearono i primi nuclei slavi, probabilmente giunti in quelle terre al seguito degli Avari. Gli slavi per sfuggire alle razzie di Bulgari e Bizantini, che li usavano come schiavi, si spostarono verso l’Adriatico: va ricordato il termine veneto “sciavo” e la veneziana ” Riva degli schiavoni”. Va anche detto che erano totalmente analfabeti, assolutamente privi di una reale organizzazione sociale e non avevano una religione. Vennero quindi accolti dagli abitanti di quelle terre come bassa manovalanza. Tale flusso aumentò, in particolare dopo la battaglia di Kosovo Polje del 1389, e molti slavi, per sfuggire alle pressioni dei turchi, andarono a cercare rifugio nei territori della Serenissima.

Indiscutibilmente i componenti dell’etnia latino veneta avevano il controllo dei commerci, delle costruzioni navali ed il monopolio delle attività intellettuali, oltre che del nobile mestiere delle armi. Importantissimo era all’epoca il commercio del sale, che serviva per la conservazione degli alimenti. Oggi, forse, la stessa importanza è rivestita dal gas e dal petrolio. Non si può nemmeno dimenticare che Capodistria diede sei dogi alla Serenissima. Fino a tutto il 1700, le carte geografiche indicavano tutto l’Adriatico come “Golfo di Venezia”. Del resto le meravigliose architetture veneziane, che ancora oggi sono presenti in Croazia e Montenegro, ne danno ampia testimonianza. Oltre alle bellezze paesaggistiche e del mare, sono solo tali architetture che riescono a far superare l’orrore estetico delle costruzioni del periodo comunista.

Di fatto gli Slavi ricoprirono per secoli il ruolo degli extracomunitari, essendo incapaci di incidere significativamente. Se poi rimanesse qualche dubbio, questo può essere sgombrato dal fatto che ancora oggi la lingua veneta è compresa e parlata su tutto il litorale orientale. Peraltro il grande linguista e patriota italiano Niccolò Tommaseo (1802 – 1874) era originario di Sebenico, nell’attuale Croazia.

Molto cambiò con la Rivoluzione Francese: Napoleone, entrando a Venezia, con un gesto di evidente simbolismo, si preoccupò di affondare il Bucintoro, la nave simbolo dello splendore della Serenissima. Poi, nel 1797, con il Trattato di Campoformio, cedette l’antica Repubblica all’Austria. Nel 1860, con la proclamazione del Regno d’Italia, vi fu subito un gran fervore per ottenere anche il ricongiungimento di Venezia e della Dalmazia alla Madre Patria. Anche in ragione di ciò, l’Austria – perfettamente conscia dell’importanza dell’etnia italiana – cercò di osteggiarla. Altro passaggio storico fondamentale fu il 24 giugno del 1866, con la Terza guerra di Indipendenza italiana: la Battaglia di Custoza lasciò incerti gli italiani e, in seguito, altro momento cruciale fu la Battaglia di Lissa fra l’ammiraglio Persano e quello austriaco Tegetthoff, che con un’ardito schieramento a Cuneo delle sue navi, sfondò le linee italiane, affondando la Re d’Italia e la Palestro, due delle nostre maggiori corazzate. Ma un forte aiuto arrivò dalla Prussia che a Sadowa, il 3 luglio, battè gli austriaci. Per evitare il peggio, l’Austria era disponibile a cedere il Veneto ai francesi, che poi l’avrebbero passato agli italiani. Ma Vittorio Emanuele II respinse orgogliosamente la proposta di Francesco Giuseppe. Dopo la battaglia di Lissa, comunque Venezia diventò parte del Regno d’Italia, ma veneti ed istriani – dalmati vennero divisi .

A quel punto gli austriaci iniziarono a vendicarsi degli italiani e cominciarono a fomentare gli slavi contro gli italiani: infatti nelle amministrazioni pubbliche fecero assumere solo slavi e nei registri di battesimo iniziò la storpiatura dei cognomi latini e veneti ,attribuendo suffissi slavi. Si arriva quindi alla Prima Guerra Mondiale. L’Italia con il Patto di Londra del 26 aprile del 1915, grazie agli accordi con l’Intesa, si era assicurata Trento, Trieste e la Dalmazia. Nel 1919, a vittoria conseguita, venne però negato a Roma parte di quanto concordato: in sostanza gli italiani furono volgarmente raggirati. Del resto, solo una settimana dopo il Patto di Londra, i francesi, in accordo con i russi, sostennero la creazione di un Comitato composto da nazionalisti serbi, croati e sloveni, che sarebbe poi stato il germoglio per l’artificiosa creazione della Jugoslavia, nata appositamente per sostenere un ‘avversario slavo, dopo quello austriaco e quindi contenere le ambizioni dell’Italia nell’Adriatico e nei Balcani.

Del resto le democrazie non si curarono spesso dei patti. Gli arabi lo sperimentarono, proprio in quegli anni sulla propria pelle. Dopo essersi ribellati agli ottomani, con la promessa dell’indipendenza, vennero raggirati dagli inglesi.

Comunque, all’epoca del Patto di Londra, il Ministro degli Esteri italiano era Sidney Sonnino che per molteplici motivi personali, era più preoccupato di inchinarsi agli interessi anglo francesi che della tutela di quelli italiani.

In seguito, il 12 settembre del 1919 vi fu l’occupazione di Fiume da parte di D’Annunzio e dei suoi legionari. Ma il presidente americano Wilson era più interessato a favorire gli slavi e infatti boicottò le rivendicazioni italiane su Fiume e Dalmazia, con volgari ricatti di carattere economico. Del resto Wilson ben rappresentava gli interessi dei rapaci capitalisti americani ed anche se aveva enunciato il famoso principio di autodeterminazione dei popoli, dimostrò nei fatti che alcuni popoli sono liberi di autodeterminarsi ed altri no. Ma perche gli americani favorirono gli slavi?

Lo scopo evidente era già quello di contrastare ed abbattere la forza di Germania ed Italia, quali grandi custodi delle tradizioni europee. A quel punto l’ Italia non poté che rilevare l’opposizione dei vecchi alleati. Furono chiarissime le parole scritte da D’Annunzio sul Popolo d’Italia il 6 agosto 1919: “Voltiamo le spalle all’Occidente che non ci ama e non ci vuole e che è diventato un’immensa banca giudaica, al servizio della spietata plutocrazia transatlantica”.

Del resto è anche ovvia la domanda: ma cosa c’entravano gli americani con la Prima Guerra Mondiale in Europa? Perché combatterono in Europa? Fu, di fatto, un volgare scambio merci dopo la battaglia dello Jutland, nella quale l’Inghilterra uscì pesantemente battuta dalla marina tedesca, inferiore di numero ma molto ben condotta. Gli inglesi stavano per firmare una pace separata nonostante gli accordi con gli alleati lo impedissero. In sostanza Bernard Baruch, uno dei più importanti “Signori di Wall Street” oltre che consigliere del presidente Usa, offrì agli inglesi l’intervento americano in cambio della famosa “Dichiarazione Balfour”, che serviva a favorire una dimora nazionale per il popolo ebraico; in sostanza il primo germoglio per la creazione dello stato di Israele. (Segue)

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