di Luca Bugada da Destra.it del 12 Giugno 2026
Quali sono le caratteristiche di un regime totalitario? Esistono significative differenze rispetto a un sistema autoritario? Come viene interpretato il fascismo dalla storiografia contemporanea, rispetto alle questioni precedentemente sollevate?
Domande non semplici, necessitanti un approccio metodologico serio e rigoroso, onde evitare banalizzazioni e fraintendimenti storici e politici. Mario Bozzi Sentieri, giornalista e saggista, nel suo ultimo studio, intitolato Eterna guerra civile? Fascismo e antifascismo. Fondamentali e fondamentalisti (Eclettica Edizioni), affronta gli spinosi interrogativi espressi, dedicando all’argomento un breve, ma denso, capitolo dell’opera in esame (pp. 143-147).

Riprendendo il pensiero di Juan José Linz (Totalitarian and Authoritarian Regimes, 1975), Bozzi Sentieri descrive le caratteristiche proprie e specifiche di uno stato autoritario: “Libertà politica limitata con severi controlli governativi imposti a istituzioni e gruppi politici come legislature, partiti e gruppi di interesse; un regime di controllo che si giustifica per le persone come un “male necessario” unicamente in grado di far fronte a “problemi sociali facilmente riconoscibili” come la fame, la povertà e l’insurrezione violenta; severi vincoli imposti dal governo alle libertà sociali come la soppressione degli oppositori politici e l’attività anti-regime; la presenza di un esecutivo al potere con poteri vaghi, mutevoli e vagamente definiti”.
Il totalitarismo, invece, secondo lo stesso Linz, sarebbe caratterizzato da un esercizio del potere illimitato, decisamente più ampio rispetto al mero autoritarismo, in quanto “oltre alla semplice sottomissione al potere centrale, vi [sarebbe] anche l’ambizione di controllare capillarmente la società in tutti i suoi ambiti”, esercitando una pressione continua e opprimente per “muta[re] e uniforma[re] il modo di pensare e di vivere della società stessa, attraverso l’assimilazione ad una particolare ideologia”.

Muovendo da questa utile, anche se non esaustiva, classificazione, l’autore opera un interessante confronto storiografico, facendo “dialogare”, attraverso citazioni e ricostruzioni, il pensiero di alcuni tra i più insigni e accreditati conoscitori e studiosi del periodo e della tematica in questione. L’oggetto di indagine riguarda, ovviamente, il giudizio circa l’autentica natura del sistema fascista. Sentieri evidenzia, sin dalle battute iniziali, come “il confronto tra gli storici, divisi su queste attribuzioni, assum[a] spesso […] i tratti della polemica più accesa”.
Bozzi Sentieri cita, oltre allo stesso Luiz, Domenico Fisichella, Renzo De Felice, Massimo Luigi Salvadori, Emilio Gentile, Ernesto Galli della Loggia e Gianfranco Pasquino, riscontrando differenze notevoli nell’approccio e nelle conclusioni formulate: “La materia è talmente “bruciante” da attizzare tra studiosi di vario orientamento un confronto diretto e senza mezzi termini”.
Il fascismo, secondo De Felice e Fisichella, sarebbe una sorta di “totalitarismo tronco”, certamente autoritario, ma non del tutto compiuto, rispetto al nazismo e allo stalinismo. Salvadori individuerebbe le ragioni di questa presunta condizione nella particolarità del sistema politico italiano, caratterizzato da una “diarchia”, cioè dalla convivenza tra il Duce e il sovrano. Un ulteriore elemento di debolezza del fascismo, certificato dai Patti lateranensi dell’11 febbraio 1929, sarebbe, invece, riconducibile all’influenza della Chiesa. Su posizioni diametralmente opposte Emilio Gentile per il quale “il fascismo italiano può essere considerato come un regime totalitario”, del tutto simile, quindi, al comunismo sovietico o al nazionalsocialismo tedesco.
Si tratta di una questione storiografica aperta e controversa, forse riassumibile efficacemente con le parole di Dino Cofrancesco, ispirate e debitrici della visione del film Amarcord (1973), capolavoro dell’indimenticabile Federico Fellini: “La piccola comunità, pur nel consenso di facciata al regime, è affascinata da Hollywood e dall’America e, in genere, le scuole, le sagre paesane, le fiere, le cerimonie religiose, le tradizioni, l’oratorio restano sempre quelli di sempre. Come il rispetto dei “diritti civili” che – a differenza di quelli politici – nessuno pensa di menomare. È totalitarismo questo?” (E dagli col fascismo solitario, “Il Giornale del Piemonte e della Liguria”, 6 febbraio 2024).


