Dopo il grave attacco hacker subito nel luglio 2025, che aveva tentato di oscurare anni di impegno civile e ricerca, l’Associazione Nazionale Vittime delle “Marocchinate” (ANVM) torna finalmente online.
Come riportato dallo stesso sito, il portale riapre con una missione ancora più forte: restituire verità e dignità alle migliaia di vittime dei crimini commessi dalle truppe del Corpo di Spedizione Francese in Italia (CEF) durante il secondo conflitto mondiale.

L’attività dell’ANVM è il frutto esclusivo dell’impegno di volontari che, sotto la guida del Presidente Emiliano Ciotti, lavorano per dare finalmente giustizia ai civili italiani vittime delle atrocità commesse durante la guerra dal Corpo di Spedizione Francese. L’associazione non riceve alcun finanziamento pubblico.
30 anni di ricerca: l’archivio della memoria
Il cuore pulsante del sito è il risultato di 30 anni di instancabile ricerca, raccolta documentale e archiviazione. Il portale https://associazionevittimemarocchinate.blogspot.com mette a disposizione della comunità un patrimonio di 20.000 documenti originali, tra cui:
- Relazioni ufficiali dell’epoca;
- Denunce presentate dalle vittime e dai familiari;
- Documentazione su risarcimenti e pagamenti;
- Testimonianze dirette raccolte sul campo.
Questo immenso corpus documentale è stato realizzato per agevolare una ricostruzione storica non solo basata sulla memoria orale ma fondata sulla solidità dell’evidenza archivistica.
L’Historical Crime Mapping: una mappa in costante divenire
Il fiore all’occhiello del progetto è l’Historical Crime Mapping, uno strumento innovativo che ha richiesto circa 2.400 ore di lavoro per la sua realizzazione tecnica e la geolocalizzazione dei fatti.
Questa mappa non rappresenta un punto di arrivo, ma un work in progress continuo. Attualmente, nel database, attendono di essere inseriti ancora oltre 10.000 nominativi. La sfida è complessa: la mancanza di documentazione aggiuntiva specifica rende, allo stato attuale, impossibile localizzare con certezza i comuni di residenza o gli eventi legati a queste persone.
È fondamentale precisare – spiega il sito dell’ANVM – che questi 20.000 documenti rappresentano solo una parte della tragedia: si tratta delle denunce effettivamente presentate all’epoca. È noto, infatti, che una parte significativa delle vittime preferì non sporgere denuncia, condizionata dalla paura di ritorsioni da parte dell’esercito francese e da barriere culturali che imponevano il silenzio su traumi così profondi. L’obiettivo dell’ANVM rimane quello di completare questo mosaico di verità, comune dopo comune, vittima dopo vittima.



