Un nuovo libro su Giordano Bruno segue il copione anticlericale. Ma gli storici hanno già corretto la leggenda nera sul processo e sulla morte.
da Unione Cristiani Cattolici Razionali del 6 settembre 2026
C’è un nome che da decenni fa vendere libri: Giordano Bruno.
L’ultimo ad averci provato è il saggista Giulio Busi con l’ennesima biografia, appena uscita: “Giordano Bruno. Molte stelle non muoiono” (Mondadori 2026).
Il canovaccio è sempre lo stesso: Bruno il martire della scienza, filosofo illuminato costretto all’abiura dalla malvagità ecclesiale che, però, non accettò di rinunciare alle sue idee rivoluzionarie e sceglie il rogo come atto supremo di libertà.
Busi può quindi concludere: «L’ultima pagina, quella scritta con il fuoco, è la più drammatica e la più duratura. Bruno è giovane, Bruno ha ragione. Clemente VIII ha torto»1.

Tutto molto romantico. Poi però, osservò lo storico (laico) Luigi Firpo, «le belle favole degli eroi reggono fin quando il fermo dato analitico non sopravviene»2.
Il rammarico della Chiesa
Innanzitutto chiariamo che nessuno vuole rimuovere quella pagina di storia.
Quanto avvenne il 17 febbraio 1600 in Campo de’ Fiori fu senza dubbio un atto cruento.
La Chiesa, d’altra parte, ha espresso «profondo rammarico» per l’esito violento della vicenda.
Pur osservando che Bruno fu condannato tramite «i metodi di coazione allora comuni», stigmatizzò pubblicamente l’uso della forza per imporre la verità.
Ma la storia di Giordano Bruno è troppo complessa per essere affidata alla superficialità anticlericale (e non ci riferiamo a Busi), che sfrutta la vita e la morte di Bruno per i suoi scopi.
I “Giordano Bruno” dell’ateismo
D’altra parte, nessuno ricorda quanto è accaduto soltanto pochi decenni fa, a parti invertite. Decenni, non secoli.
Cioè quando gli illuminanti e progressisti ateismi di Stato provocarono decine e centinaia di “Giordani Bruni”, martiri cristiani uccisi in odio alla fede.
Si pensi al sacerdote polacco Jerzy Popiełuszko, assassinato nel 1984 dai funzionari del comunismo polacco per aver difeso la libertà religiosa. Oppure al religioso francese Salomone Leclercq, massacrato nel 1792 dagli illuministi perché rifiutò il giuramento imposto dallo Stato al clero.
I biografi di Bruno scriveranno mai una pagina su di loro? Difficile.
Scienziato o mago?
Si preferisce invece celebrare Bruno come “martire della scienza”.
Lo si fa senza conoscere le ormai numerose opere storiche, come quella di Frances Yates3 che hanno analizzato il pensiero bruniano, collegandolo strettamente alla tradizione ermetica e magica del Rinascimento.
Sì, Bruno aderì alla cosmologia copernicana, ma non per cultura scientifica.
Yates spiegò4 infatti che usò questo modello mescolandolo alla sua cosmologia mistica panteista, fatta di magia, stelle e pianeti con anime animanti. Allo stesso modo prelevò dall’antica religione egizia e dal simbolismo pitagorico.
Bruno si appropriò anche dell’idea degli innumerevoli mondi dal cardinale e legato pontificio Nicola Cusano.
Quindi, non solo non ebbe una visione eliocentrica di tipo scientifico ma, come spiegato anche dalla storica Ada Palmer (Università di Chicago), tale idee non furono nemmeno tra i motivi della condanna.
Più pericolose si rivelarono invece le convinzioni di Bruno di voler «operare sulle coscienze piegandole alla propria volontà tramite l’arte divinatoria e magica»5, come osservò Luigi Firpo nel suo celebre libro.
Tanto che l’eminente storico italiano tratteggiò a lungo «l’immaturità stessa del Bruno all’impresa, quella sua cieca fede in arti occulte di cui non aveva la minima esperienza», ma attraverso cui cercò di operare una radicale «riforma interiore del Cristianesimo»6.
Un caso politico e rarissimo
La stessa Ada Palmer, specialista statunitense del caso Bruno, nel suo recente volume7 ricostruisce proprio i motivi politici della sua esecuzione.
Ricorda infatti che l’Inquisizione lo aveva già interrogato e “salvato” in almeno due occasioni prima che il nolano entrasse in conflitto con il potentissimo sistema patronale dell’epoca.
Fu solo allora che le cose divennero politiche e si fecero tremendamente serie.
Abbiamo già riportato ampi stralci del saggio di Luigi Firpo, in cui lo storico spiega come Bruno aggravò volontariamente la sua posizione tramite bestemmie, insulti al Papa, dileggiamenti del Cristo («ingannatore e mago, e che a buon diritto fu impiccato», disse8), respingendo tutti i tentativi di evitare la condanna.
Questo non rende certamente meno tragica la sua condanna.
Il punto però è quello osservato dallo storico Giovanni Romeo (Università Federico II): «La tragica grandezza del suo rogo spicca oggi ancora di più, perché ciò che sappiamo dello “stilo” ordinariamente seguito dai giudici del Sant’Ufficio consente di dire che morti come quella furono rarissimi»9.
Giordano Bruno resta comunque uno degli episodi storici più sfruttati dalla polemica anticlericale.
Ma la storia reale è molto meno comoda e assai più complessa della caricatura ideologica che ancora oggi si continua a raccontare.


