Vergarolla e le altre stragi: la pietà a targhe alterne

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Il silenzio sulle stragi di italiani è segno di mancanza di memoria condivisa e anche di scarso rispetto umano per le vittime. Il Quirinale tace su Vergarolla, la Meloni nicchia sugli eccidi nazi-fascisti.

di Battista Falconi da Startmag del 20 agosto 2026

Colpisce, guardando il sito del Quirinale, non trovare un cenno alla strage di Vergarolla: è una constatazione, non un giudizio. È appena caduto l’ottantesimo anniversario di quello che, nel suo messaggio, il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ricorda come “la più grave e sanguinosa strage nella storia dell’Italia repubblicana”. Per doverosa precisione, alla stazione di Bologna il 2 agosto 1980 si sono contate 85 vittime e oltre 200 feriti, nella strage della spiaggia di Pola del 18 agosto 1946 si stimano oltre 100 vittime, di cui però solo 64 o 65 identificate, e più di 200 feriti. “Una carneficina caduta nell’oblio per decenni” e “restituita alla memoria collettiva grazie all’impagabile impegno della comunità italiana di Pola, degli esuli, dei loro discendenti e delle associazioni”, dice giustamente la premier.

Scorrendo la home page del sito quirinalizio si trovano le dichiarazioni del Presidente Mattarella per l’82° anniversario dell’eccidio di Sant’Anna di Stazzema, il cordoglio per la morte di Livio Berruti, il messaggio in occasione del 70° della tragedia di Marcinelle e del 46° della strage di Bologna. Il motore di ricerca, per il toponimo Vergarolla, riporta il solo episodio citato anche da Meloni: “Geppino Micheletti, medico dell’ospedale di Pola che continuò ad operare i feriti e i mutilati dell’esplosione anche dopo aver saputo che tra i morti c’erano anche suo fratello, sua cognata e i suoi due bambini, di 9 e 5 anni. Un esempio luminoso di umanità, coraggio e abnegazione, riconosciuto dal Presidente Mattarella con la Medaglia d’Oro al Merito della Sanità Pubblica”.

Non per sminuire il riconoscimento, ma quella medaglia aurea, l’eroico medico di Pola, la ricevette tra 17 destinatari, due dei quali alla memoria, e assieme ad altri 44 insigniti con bronzo e argento. Tra questi, Roberto Burioni, “per il suo impegno costante a difesa della scienza e nella promozione delle vaccinazioni”. Con tutto il rispetto, non siamo convintissimi che i toni usati dal professore in pandemia e dopo siano stati sempre i più adatti a promuovere questo fondamentale presidio sanitario. Tra gli insigniti anche Pietro Bartolo, responsabile del Presidio sanitario di Lampedusa, poi europarlamentare e noto per le polemiche contro i partiti di centro-destra e i “Decreti Sicurezza”, contro cui definisce le morti di migranti nel Mediterraneo “nuovo Olocausto” e “genocidio”.

Terminologia adatta, pensando all’origine dalla Shoah ebraica, per confermare come parole e silenzi sulle stragi siano segno di una mancanza di memoria condivisa che talvolta diviene anche mancanza di rispetto umano per le vittime. Con lo straniante silenzio del Quirinale su Vergarolla, ricordiamo gli incerti balbettii e le omissioni di Meloni sulle stragi nazi-fasciste. Per l’eccidio di Sant’Anna di Stazzema (560 vittime) e per quello di Marzabotto (775 morti avvenute in località e giorni diversi) mai neppure un messaggio dalla premier, al massimo l’invio di una corona: finalmente, quest’anno, il vicepremier Antonio Tajani si è recato a Stazzema, pronunciando una netta condanna della strage “compiuta dai nazisti con la complicità dei fascisti italiani”.

Sulle Fosse Ardeatine, Meloni è intervenuta tutti gli anni da quando è a Chigi, ma con messaggi stitici cui è stato facile, a opposizioni e associazioni, rimproverare la mancanza di riferimenti alle complicità fasciste e l’indicazione delle 335 vittime come “italiani” anziché come oppositori politici. Quest’anno la premier non ha mandato messaggio ma si è recata di persona alla commemorazione.

Quello che è successo ottant’anni fa rappresenta ancora oggi “un crimine impunito”, scrive a piena ragione Meloni su Vergarolla. Ma il silenzio di media e opinione pubblica sulle stragi e la mancanza di pietà per tutte le vittime ci paiono un altro grave crimine, indegno dell’umanità anche se preferibile all’offesa ostentata, come quella del quotidiano il manifesto, che in un articolo ipotizza per la strage di Pola una “pista nera” e fa professione di negazionismo sulle Foibe. Di questo triste reato sembrano macchiarsi persino politica e istituzioni, con la loro memoria subdolamente selettiva.

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