Intervistata da Giuseppe di Matteo sul Quotidiano Nazionale del 11 ottobre 2026 Patricia Gaborik parla del suo ultimo saggio “L’articolo presenta il saggio ‘“Il teatro di Mussolini’. Fascismo, arte, politica” (Garzanti). La Gaborik, storica del teatro e docente, ha posto al centro dell’opera un’analisi dell’impatto del palcoscenico sulla gestione del potere durante il Ventennio fascista, superando la visione riduttiva che dipingeva il dittatore unicamente come un “guitto”. “Ho dovuto smontare l’immagine del Duce come semplice attore o guitto della propria farsa – spiega la Gaborik – per restituire quella di un Mussolini che, oltre che dittatore, sapeva essere anche spettatore, critico, impresario, censore e persino drammaturgo”

La storica spiega che il regime attuò una vera e propria politica culturale basata sul concetto di “estetismo strategico”: anziché puntare su una propaganda rozza, Mussolini scelse di sostenere la grande arte, l’eccellenza scenica e il teatro d’autore per educare gli italiani e forgiare il consenso, considerandolo un pilastro pedagogico e un importante biglietto da visita da proiettare all’estero. “Per molto tempo è prevalsa una tesi difensiva secondo cui la grande arte sarebbe fiorita soltanto nonostante il fascismo – sostiene la studiosa – riducendo quel periodo a una parentesi priva di interesse. Personalmente, da storica del teatro mi sono sempre chiesta: com’è possibile sostenere che non vi fosse cultura di fronte a figure del calibro di Luigi Pirandello o Massimo Bontempelli?”.
Il fascismo aveva insomma una strategia di miglioramento generale degli italiani: “Mussolini si propose di elevare il livello generale della cultura degli italiani attraverso un buon teatro, che però non doveva essere esplicitamente propagandistico, anche se al servizio della cosiddetta rivoluzione fascista, perché l’arte bella, buona, profonda aveva una sua importanza e un suo elemento di educazione culturale”.
Nel corso dell’intervista, la Gaborik evidenzia inoltre come il regime abbia lasciato in eredità innovazioni strutturali durature che sopravvissero alla caduta del fascismo e influenzarono profondamente la Repubblica, tra cui l’introduzione dei finanziamenti pubblici diretti allo spettacolo, la nascita del teatro di regia e la fondazione della Regia Accademia d’arte drammatica.
[foto colorata con l’IA]



