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L'Insolita Storia

Harukichi Shimoi tra mito, leggenda e la divisa d’Ardito

Harukichi Shimoi fino allo scorso gennaio era una figura nota solo agli specialisti della Reggenza italiana del Carnaro e agli esperti delle relazioni culturali italo-nipponiche. Poi è arrivato M – Il figlio del secolo, la serie Sky dall’opera di Scurati, che complice anche la magnetica performance di Taiyo Yamanouchi, ha reso Shimoi una figura pop.

E il destino di Shimoi ne M – Il figlio del secolo è peculiare. Se Filippo Tommaso Marinetti è trasformato nel buffone di corte della Sarfatti, Shimoi subisce lo stesso destino di Gabriele D’Annunzio e dell’Impresa di Fiume resi in maniera (quasi) epica e ispirata.

Tutto bene allora? Non proprio, quella di Harukichi Shimoi è una figura sfaccettata e interessantissima, ma gli autori di M – Il figlio del secolo (Shimoi non compare nel romanzo) la trasformano in qualcosa d’altro. Si calca la mano su una certa visione della nipponicità, e il “Camerata Samurai” come venne realmente soprannominato da D’Annunzio, diventa una sorta di Mishima silenzioso, pronto a seguire l’orbo veggente con la sua katana. Certo come vedremo un fil rouge che unisce Mishima a D’Annunzio tramite Shimoi esisterebbe1.

M – Il figlio del secolo: Cinquanta sfumature di grottesco

E M – Il figlio del secolo solo all’apparenza è una banale operazione postmoderna. Si calca la mano sul grottesco, sullo splatter e sul gore. Sono elementi ovvi e evidenziati fin dal primo articolo. Eppure M – Il figlio del secolo è molto più sofisticato di questo: non tutti i grotteschi che offre la serie sono uguali. Ovvio ma quasi divertente quello del Mussolini-Catenacci. Surreale Facta. Iperattivo Balbo. Vampiresca la Sarfatti. Ogni personaggio ha una sua sfumatura, anche se spesso la somma totale è più simile a una farsa cinepanettonesca.

L’Harukichi Shimoi Taiyo Yamanouchi mentre D’Annunzio è impegnato a motivare i suoli legionari ritmando “O Fiume! O morte!” (M – Il figlio del secolo, Sky Studios)

L’anomalia è D’Annunzio. Chi si aspettava un vecchio sdentato tra coca&puttane è rimasto (fortunatamente) deluso. Ma D’Annunzio e Fiume nell’economia della serie televisiva sono solo “apparentemente” elementi storici, a cui rimane anche un taglio epico. Nemmeno D’Annunzio è neutro sul piano del grottesco, altrimenti si rischierebbe di esaltare il Fiumanesimo, e al netto della defascistizzazione di D’Annunzio operata negli ultimi anni, lo spettattore potrebbe fraintendere.

E così l’eventuale grottesco fatto di coca&puttane ci è risparmiato. Il rischio è un altro. Gli autori rendono centrale una figura ai margini della Grande Storia (quella per la prima serata ovviamente) come Harukichi Shimoi e la esaltano fino a farle rischiare la parodia.

Shimoi, anche nella esaltazione di Ardito Samurai con Katana, è sovraccarico. Ma non sarebbe di per sé grottesco. L’effetto grottesco è quello che si rischia con la coppia con D’Annunzio, quasi a ricostruire il cliché del “servitore orientale”: dal Kato di Green Hornet, al Cato de La pantera rosa come nota Emanuele Mastrangelo ospite da Progetto Razzia.

Rischio di “politicamente scorretto” che evidentemente, nonostante i tempi di politicamente corretto e di critica all’estetica MAGA apertamente denunciata nella serie, agli autori non preoccupava.

Nella serie M- Il figlio del secolo Shimoi è costantemente accanto a D’Annunzio, sorta di attendente, segretario e guardia del corpo (M – Il figlio del secolo, Sky Studios)

Un professore dell’Orientale di Napoli

E così Harukichi Shimoi, professore e giornalista dell’orientale di Napoli, che a Fiume si meritò l’appellativo di “camerata samurai” diventa una sorta di ronin al servizio di D’Annunzio. Pronto quasi al seppuku al Natale di Sangue.

Una figura modellata su come una certa area immagini che un’altra certa area immagini Yukio Mishima (prima che si accorgessero di dover sdonagare anche lui e accusare gli altri di appropriazione culturale).

Ma chi era Harukichi Shimoi un personaggio sicuramente eclettico e capace di entrare più volte nella storia? Non solo legionario a Fiume, fu tra i promotori del Raid aeronautico Roma-Tokio e dovrebbe essere celebre anche nel mondo quello del Marketing e della Comunicazione.

A Shimoi riuscì il colpaccio di realizzare un infomercial con Benito Mussolini per la bevanda probiotica nipponica Calpis tutt’ora commercializzata. Mussolini non un testimonial in senso stretto, perché non beve la bevanda in questione, ma si limita a un apprezzamento sulla cultura nipponica in una sponsorizzata.

La pagina dove Mussolini, glorifica lo spirito millenario della razza nipponica, sponsorizzato da Calpis.

Shimoi, un discendente di samurai

Insomma, Harukichi Shimoi, resta un personaggione anche senza katana e senza ritmare il O Fiume o Morte dannunziano prima della Santa Entrata come mostrato nella serie M – Il figlio del secolo. E certamente, proprio per la sua peculiarità nell’immaginario collettivo con la foto con la divisa da Ardito e pugnale in vita in quel di Fiume lo rende automaticamente un personaggio leggendario.

Il vero Shimoi in una delle sue foto più celebri

Ma andiamo a raccontare la Storia oltre il Mito di Harukichi Shimoi. Per farlo il testo fondamentale è Un samurai a Fiume, curato dall’ottimo Guido Andrea Pautasso per i tipi di Oaks Editrice nel 2019. Testo che contiene anche alcuni scritti di Shimoi.

Sì, Harukichi nasce da una famiglia di samurai, quella di Kizuko Inoue di cui era il quarto figlio. Ma la famiglia Inoue ma era una famiglia di samurai decaduta (il padre era finito a lavorare come minatore2), tanto che nel 1907, a ventiquattro anni verrà adottato da Kisuke Shimoi. Shimoi era un borghese, commerciante di legname e architetto, da cui prenderà il cognome e di cui sposerà la figlia.

Shimoi si laurea in anglistica, con specializzazione in lingua italiana, ma la folgorazione che lo porterà in Italia è successiva. Arriva nel 1914 su ispirazione di Bin Ueda che lo introduce alla Divina Commedia, appena tradotta in giapponese da Heisaburo Yamakawa. La folgorazione per la Divina Commedia lo accomuna al grande Go Nagai, il creatore di Mazinga e Goldrake, il quale fu ispirato proprio dalle tavole di Gustav Doré dedicate alla Divina Commedia, e lo stesso Nagai pubblicherà un adattamento a fumetti dell’opera Dantesca.

Da Dante agli haiku per Ungaretti

Sempre più interessato a Dante e all’Italia fonda la Dante Toshokan, la Società Dantesca Nipponica, e saranno proprio i suoi sodali a convincerlo a partire per l’Italia dove approda nel 1915 come lettore al Regio Istituto Orientale.

Il volume Poesie Giapponesi del 1917 (Dante per tutti)

Fino all’estate del 1917 Harukichi Shimoi è soprattutto un letterato. Fondamentale di questa fase è la pubblicazione Poesie Giapponesi, curata assieme a Gherardo Marone per Riccardo Ricciardi Editore. Gli haiku proposti in questa raccolta e sulla rivista La Diana, curata proprio da Marone, saranno d’ispirazione tra gli altri per Giuseppe Ungaretti3.

Inviato di guerra

La carriera di poeta e letterato per Harukichi Shimoi è ormai avviata, ma gli sconvolgimenti della Grande guerra lo portano a offrirsi come inviato di guerra sul fronte italiano. Inviato di guerra sia per i quotidiani napoletani che per quelli giapponesi4. Attraverso le sue conoscenze, dal senatore Giuseppe De Lorenzo all’allora ministro delle finanze Francesco Saverio Nitti, con l’interessamento dell’ambasciata giapponese e di Guelfo Civinini del Corsera, Shimoi riesce ad andare come giornalista in prima linea5.

D’altronde Shimoi ha contatti di buon livello anche con i militari, forse tramite l’ambasciata conosce Caviglia, che era stato addetto militare in Giappone durante la guerra russo-giapponese, e Nitti lo ha messo in contatto con il capitano Giuseppe Visconti Venosta, segretario di Diaz, e quindi ha via libera per avvicinarsi ai combattimenti, cosa non gradita dall’Ufficio Stampa del Comando Supremo che vorrebbe evitare i rischi per la stampa straniera.

Le pubblicazioni dal fronte di Shimoi

Le testimonianze dal fronte, oltre che suoi quotidiani, furono raccolte anche in due testi, uno in lingua italiana e uno in lingua giapponese. Quello in lingua italiana è il breve volumetto La guerra Italiana vista da un giapponese, Napoli, Libreria della Diana, 1919. Volume raccolto all’interno del già citato Un Samurai a Fiume curato da Guido Andrea Pautasso, che firma anche l’imponente biografia di Shimoi che fa da “prefazione” al volume pubblicato da Oaks Editrice.

E in lingua giapponese pubblicò nel 1926 per l’editore 信義堂書店 (Libreria Shinyodo) 大戦中のイタリヤ, ovvero L’Italia durante la Grande guerra. Almeno una copia di questo volume arrivò in Italia con i viaggi di Harukichi Shimoi negli anni ’20. Tra cui quello del 1926, in cui si fece ritrarre con Mussolini accanto a un’antica armatura giapponese in un’altra celebre foto. E nel 1928 quando accompagnò in Italia Kanō Jigorō, il fondatore dello judo. Ultimo viaggio di Shimoi in Italia fu quello del 1933.

L’Italia durante la Grande guerra è stato tradotto in italiano per i tipi di Idrovolante Edizioni.

I due libri di (e su) Shimoi attualmente disponibili in italiano

Shimoi: la divisa fa l’Ardito?

Ma più che l’attività di giornalista e corrispondente a colpire l’immaginario collettivo è la questione della divisa da Ardito: vulgata vuole che Harukichi Shimoi, all’epoca trentaquattrenne, riuscisse ad arruolarsi negli Arditi. Tesi ripresa in molti testi e anche gli amici di Idrovolante Edizioni la riportano nella curatela de L’Italia durante la Grande guerra senza tenere conto dei testi più aggiornati come quello di Pautasso.

Certamente Harukichi Shimoi non potè arruolarsi negli Arditi. Ma certamente una divisa, come dimostrano le foto, era nelle sue disponibilità, e certamente l’indossare quella divisa in un contesto come quello fiumano (anche se le foto di Shimoi chiaramente non sono geolocalizzate quindi non vi è la matematica certezza che siano state scattate in quel di Fiume) dove Arditi e veterani del Regio Esercito non mancavano, doveva essere accettata e tollerata dai legionari. Shimoi era un’Ardito onorario.

Le ipotesi sulla divisa da Ardito di Shimoi

Sull’ottenimento della divisa da Ardito Pautasso cita le seguenti ipotesi. La prima è che Shimoi avesse già incontrato D’Annunzio poco dopo Caporetto, ed è D’Annunzio che lo mette in contatto con Mario Carli, capitano degli Arditi nel 18° Reparto d’assalto. Sarà Carli a prendere in simpatia Shimoi, e a nominarlo Ardito onorario autorizzandolo a indossare la divisa.

Il non troppo affidabile Indro Montanelli, che incontrò Shimoi nel dopoguerra, riferisce che la divisa di Ardito fu invece dono del generale Caviglia, addetto militare in Giappone durante la guerra russo-giapponese, e che “aveva un debole per i giapponesi“.

L’ipotesi più suggestiva è un’altra, e la propone Guido Andrea Pautasso nel volume Fiume Diciannove – Il fuoco sacro della città di vita della rivista Antarès. Shimoi certamente prestò soccorso a un soldato italiano ferito, non è noto di quale reparto, pure è probabile che la divisa è la qualifica di Ardito onorario sia stato un riconoscimento di questo salvataggio6.

Shimoi a Fiume

Insomma Harukichi Shimoi fu al più un Ardito onorario. E non certo un attendente/segretario/guardia del corpo di D’Annunzio come ci mostra la serie M – Il figlio del secolo, anche se a Fiume ricevette il titolo di Caporale onorario della Guardia personale del Vate. Shimoi arriverà a Fiume tra il febbraio e il marzo 1920. Anche perché gli aerei del Raid Roma-Tokio capitanati da Ferrarin e Masiero, raid che Shimoi aveva contribuito a organizzare partono il 14 febbraio 1920.

La permanenza di Shimoi a Fiume è di qualche mese. Nel giugno riceve la notizia che gli è stata assegnata la cattedra di iamatologia a Napoli, e lì rientra. Nell’estate 1920 a Napoli iniziano anche le pubblicazioni di Sakura, la rivista ideata e finanziata da Shimoi e che vedrà cinque numeri.

Della permanenza di Shimoi a Fiume resta lo scherzo organizzato da D’Annunzio a danno dei suoi commensali assieme a Shimoi. Il Vate chiese a Shimoi di pronunciare una serie di parole giapponesi a caso, e poi che il giapponese le ebbe declamate D’Annunzio improvvisò un’aulica (e completamente inventata) traduzione. A ricordare lo scherzo è lo stesso Shimoi in Giappone in un articolo del 1938 a ricordo dell’amico scomparso7.

Ma l’influenza di Shimoi a Fiume potrebbe essere stata più significativa: Pautasso ipotizza che possa essere stato ispiratore della Società Yoga fondata a Fiume da Keller e Comisso nell’estate del 19208.

Epilogo e due postille

Con il rientro a Napoli Shimoi torna all’attività letteraria e poi negli anni ’20 si alternerà tra Italia e Giappone, impegnandosi nell’attività politica per la realizzazione di un fascismo giapponese. Nella seconda metà degli anni ’30, l’impegno di Shimoi si allenterà in una sorta di disillusione nei confronti dell’avvicinamento di Italia e Giappone alla Germania, di cui non condivideva l’impostazione razziale e politica, restando più vicino a un’ideale di fascimo inteso come socialismo di stato in una prospettiva di rivoluzione spirituale sotto la guida della figura trascendentale del Tenno9.

Ma anche nella fase bellica inizialmente rimase in contatto con l’Italia, come corrispondente da Tokio del Corriere della Sera, ruolo che mantenne fino al luglio 1943. Nel dopoguerra per qualche tempo fu allontanato dall’insegnamento in quanto propagandista dell’Asse.

Prima postilla: Shimoi, D’Annunzio e Mishima

Premessa alla postilla. Per collegare D’Annunzio a Mishima non c’è bisogno di scomodare Shimoi. I parallelismi tra i due non mancano, si citi ad esempio10: “Notwithstanding the five decades of diachronic gap between the lives of D’Annunzio and Mishima, the personality and aesthetic credos of the Japanese writer attest to undeniable synergies with his Italian Modernist predecessor, who was the paragon of fin-de-siècle Decadence and a zealous patriot for his home nation.”

Lo stesso Mishima aveva tradotto Le martyre de Saint Sébastien scritto da D’Annunzio per Debussy, scrivendo a Pierre Pascal per supporto nella traduzione di certi dannunzianismi. E Pascal era rimasto colpito da quanto Mishima fosse “informatissimo” sul Vate11.

E più in generale tra i letterati italiani D’Annunzio è sempre stato autore noto in Giappone, inizialmente secondo solo a Dante, salvo poi diventare da autore best-seller a un’innominabile dopo la guerra. Con l’eccezione di Mishima, che pure non lo cita esplicitamente, salvo tradure il San Sebastiano. E nella vicenda della Tatenokai e del fallito colpo di stato del 25 novembre 1970 in cui alcuni tratteggiano un parallelo con l’impresa fiumana, anche se con esito ben diverso12.

Shimoi è, indirettamente, artefice del collegamento tra i due, in quanto (come ricorda Pautasso13) la rinuncia all’impegno politico di Shimoi porta il giapponese a impegnarsi nella traduzione delle opere dannunziane.

Seconda postilla: la figlia di Shimoi e Claretta Petacci

Nell’articolo sul “film impossibile” Claretta di Pasquale Squitieri raccontavamo della visita guidata che la Claretta di Claudia Cardinale fa al Vittoriale con l’addetto stampa dell’Ambasciata nipponica, ironizzando sulla “metacitazione” di Harukichi Shimoi. In realtà il giornalista giapponese era proprio il genero di Shimoi: la figlia di Harukichi Shimoi era infatti rimasta in Italia con il marito.

Claretta fu ospite per qualche giorno proprio della coppia, sotto la protezione di Hidaka Shinrokurō, ambasciatore del Giappone in Italia dal 1942.

Insomma, indirettamente, sempre lo zampino di Harukichi Shimoi.

Note

1 – Harukichi Shimoi, Un samurai a Fiume, a cura di Guido Andrea Pautasso, Oaks Editrice, 2019, p. 122

2 – Reto Hoffma, The Fascist Reflection Japan and Italy, 1919-1950, Columbia University, 2010, p. 22

3 – Pautasso, Ivi, p. 29

4 – Ivi, p. 33

5 – Ivi, p. 35

6 – Antarès, Fiume Diciannove – Il fuoco sacro della Città di Vita, Bietti, p. 112

7 – Ivi, p. 119

8 – Pautasso, Ivi, p. 65

9 – Pautasso, Ivi, pp. 121-122

10 – Ikuho Amano, Infatuated with Il Vate: Mishima’s Transnational Mimesis of D’Annunzio as Decadent Poet, Patriot and Celebrity. In: Segnini E, Subialka M, eds. Gabriele D’Annunzio and World Literature: Multilingualism, Translation, Reception, Edinburgh University Press; 2023:330-344

11 – Antonella Di Nallo, D’Annunzio e Mishima nel segno del Martyre, in I confini della scenaLa fortuna di Pirandello attraverso “Comoedia” e altri saggi, Bulzoni Editore, 2010, pp. 229 – 230.

12 – Mario Cimini (Università di Chieti-Pescara), Elisa Segnini (University of Glasgow), Gabriele d’Annunzio in other languages – Part Two, New Italian Books

13 – Pautasso, Ivi, p. 122

14 – Pautasso, Ivi, p. 123

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