di Fabio Figara per www.storiainrete.com del 9 febbraio 2026
Frammenti di cronaca, di vita quotidiana, scritti e commenti di vicende locali, di guerre, di pestilenze, addirittura di anomalie climatiche, riportati su un pezzo di carta o di pergamena così come incisi sul muro di un palazzo, relativi ad un avvenimento del luogo e del tempo in cui vive chi scrive, testimone consapevole o meno delle vicende storiche: in questa produzione possiamo scorgere la necessità di comunicare, insita nell’essere umano, la stessa per la quale oggi noi elaboriamo post su siti internet e social network.

Sono fonti documentarie da analizzare attentamente, piccole storie che compongono il mosaico della grande Storia: Duccio Balestracci, già professore ordinario di Storia medievale e Civiltà medievali all’Università degli Studi di Siena, con il suo libro L’Erodoto che guardava i maiali e altre storie popolari. 1300-1600 (Laterza, 2025) ci accompagna in un viaggio attraverso le tracce del popolo che non risaltano, che restano nascoste, conosciute forse solo dagli specialisti, che si incontrano e si mescolano nelle piazze, nei mercati, nelle botteghe, e che ritroviamo in questa ricca documentazione, cronache preziose e periferiche scritte in lingua volgare e provenienti dagli strati più bassi della società dei vari secoli, affidata ai posteri da individui alfabetizzati spesso in modo occasionale e fortuito.
La prima di queste storie narrate, che presta il fianco al titolo piuttosto curioso quanto accattivante, riguarda la figura di Bindino, guardiano di porci e di capre, che ci ha lasciato una simpatica cronaca dei fatti del suo tempo, in cui inserisce dati storici spesso riscontrabili, mescolandoli tuttavia con ricostruzioni fantastiche, e creando una «macchina comunicativa in cui confluisce di tutto». Nato a Travale, castello dei Pannocchieschi (potente casata toscana di origine longobarda), vicino a Montieri (oggi in provincia di Grosseto ma al tempo in cui vive Bindino terra della Repubblica di Siena), in un anno imprecisato della metà del XIV secolo, a causa di una serie di equivoci dovuti ad alcuni studiosi dei secoli immediatamente successivi, diventa un aristocratico della nobile famiglia di Volterra.
L’Erodoto che guardava i maiali è un libro ricco di vicende storiche, che oltre a sollecitare la curiosità di studiosi e appassionati, invita anche a riflettere inevitabilmente sull’importanza e la responsabilità della verifica dei fatti, dell’analisi delle fonti, e sull’uso degli strumenti della comunicazione in ogni tempo.


