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300 anni fa nasceva il mito del seduttore latino: Giacomo Casanova

di Alberto Lancia da CulturaIdentità del 2 aprile 2025

Oggi, 2 aprile 2025, celebriamo il 300° anniversario della nascita di Giacomo Casanova, l’uomo che ha trasformato l’amore in un’arte e la vita in un’avventura. Nato a Venezia nel 1725, Casanova non era solo il più grande seduttore del suo tempo — con oltre 120 amanti sparse per l’Europa — ma anche un avventuriero che sfuggì a prigioni, ingannò re e incantò filosofi. Sapevate che organizzava sedute spiritiche per sedurre nobildonne, o che una volta si innamorò di sua figlia senza saperlo? Tra ostriche afrodisiache, evasioni spettacolari e incontri con Mozart, la vita di Casanova è un romanzo che non smette di stupire. Ha plasmato l’immaginario collettivo, diventando un simbolo del fascino italiano per tutti gli altri europei, e ci ha lasciato memorie che mostrano il lato più crudo del suo tempo, come la sua descrizione dell’orrenda esecuzione di Damiens a Parigi, quando lui, raffinato veneziano, dovette rinunciare a guardare mentre le nobildonne parigine se la spassavano: «dovetti distogliere lo sguardo e tapparmi le orecchie quando lo udii urlare ridotto ormai a un troncone, ma la Lambertini e la sua grassa zia non voltarono gli occhi…». Trecento anni dopo, il suo nome è ancora sinonimo di passione e audacia.

Il seduttore leggendario

Casanova è famoso per le sue conquiste amorose, e non senza motivo. Nella sua monumentale autobiografia, Histoire de ma vie (Storia della mia vita), racconta di aver avuto relazioni con oltre 120 donne (e qualche uomo, secondo alcune interpretazioni) in tutta Europa. Ma non era un semplice “playboy”: Casanova era un maestro di psicologia e charme. Non si limitava a sedurre con il suo aspetto (che, a quanto pare, non era particolarmente straordinario), ma con la sua intelligenza, il suo spirito e la capacità di far sentire ogni donna unica. Una delle sue frasi celebri è: “L’amore è tre quarti curiosità”, e lui sapeva come stuzzicare quella curiosità.
Un episodio succoso? A 21 anni, Casanova si innamorò di una giovane nobildonna veneziana, identificata solo come “C.C.” nella sua autobiografia. La loro relazione fu così intensa che i due pianificarono di fuggire insieme, ma furono scoperti. Casanova finì per sedurre anche la madre della ragazza per placare lo scandalo, dimostrando una spregiudicatezza che lo rese tanto ammirato quanto temuto.

Un avventuriero senza confini

Casanova non era solo un amante: era un avventuriero che visse una vita degna di un romanzo. Fu espulso da Venezia a 27 anni per comportamento immorale e iniziò a viaggiare per l’Europa, frequentando corti reali, salotti intellettuali e bische clandestine. Fu arrestato, imprigionato e riuscì a evadere in modo spettacolare dai Piombi, la gelida prigione di Venezia, nel 1756 — a oggi una delle evasioni più celebri della storia. Scalò i tetti della prigione e si calò con una corda, un’impresa che lo trasformò in una leggenda viventeun vero e proprio Lupin III del suo tempo. Durante i suoi viaggi, si reinventò continuamente: fu prete (per poco tempo), soldato, diplomatico, spia, alchimista e persino bibliotecario verso la fine della sua vita. Si dice che abbia conosciuto figure come Voltaire, Mozart e Benjamin Franklin, e che abbia influenzato il libretto del “Don Giovanni” di Mozart con le sue storie di seduzione.

Un intellettuale sottovalutato

Un aspetto meno noto di Casanova è la sua cultura e intelligenza. Parlava diverse lingue, era appassionato di matematica e filosofia, e scrisse trattati su vari argomenti, tra cui un’utopia fantascientifica chiamata Icosameron, che anticipa temi di fantascienza come quello della Terra Cava. Fu anche un abile truffatore: in Francia, convinse la nobiltà a investire in una lotteria di sua invenzione, accumulando una fortuna che poi dilapidò al gioco. Casanova aveva un talento per l’occultismo, che usava per impressionare e sedurre. Si presentava come alchimista e mago, organizzando sedute spiritiche per nobildonne annoiate. Una volta, a Parigi, convinse una marchesa che poteva farla ringiovanire con un rituale magico — un trucco che, ovviamente, servì più a lui che a lei.

Le sue memorie, fluviali, sono spessissimo punteggiate di acronimi, “XXX” e omissis coi quali Casanova ha mascherato nomi di amanti, personaggi famosi o luoghi e che rappresentano altrettante sfide per i filologi casanovisti a caccia delle reali identità. Pochi anni fa, per esempio, lo studioso Luigi Bàccolo riuscì a identificare il nome reale di una monaca, che Casanova aveva pudicamente nascosto sotto l’acronimo “M.M.” con la quale aveva avuto un menage insieme a una ragazza quindicenne e un abate. M.M., probabilmente suor Maria Elenonora Michiel del convento di Santa Maria degli Angeli di Venezia, morì nel 1761 confidando nel perdono celeste. Casanova, infatti, in un altro suo scritto, confessò che la religiosa, pur abbandonandosi alla carne, non perse mai la fede nella Provvidenza e nella benevolenza dell’Onnipotente.

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Casanova e l’immaginario collettivo: l’italiano visto dagli stranieri

Casanova ha avuto un’influenza enorme sull’immaginario collettivo, ma il suo mito ha assunto sfumature diverse tra gli stranieri e gli italiani. Per gli stranieri, Casanova è diventato il prototipo dell’”amante latino”, un’immagine stereotipata dell’italiano passionale, galante e un po’ furbo, che seduce con un sorriso e un bicchiere di vino. Questa visione romantica, però, è spesso esagerata: Casanova è stato trasformato in un’icona di virilità e libertinaggio, un simbolo di un’Italia sensuale e decadente, specialmente in paesi come la Francia e l’Inghilterra, dove le sue memorie furono pubblicate e accolte con entusiasmo (e un po’ di scandalo) nel XIX secolo. Hollywood e la cultura pop hanno amplificato questo stereotipo, con film e romanzi che lo dipingono come un dongiovanni instancabile, spesso trascurando la sua profondità intellettuale.

Un testimone dell’orrore: l’esecuzione di Damiens

Le memorie di Casanova non sono solo un catalogo di conquiste amorose: offrono anche uno sguardo crudo sulla società del XVIII secolo, con i suoi aspetti più brutali. Uno dei passaggi più sconvolgenti è la descrizione dell’esecuzione di Robert-François Damiens, l’uomo che nel 1757 tentò di assassinare Luigi XV di Francia pugnalandolo con un coltello. Damiens fu condannato a una delle esecuzioni più atroci della storia: squartamento pubblico. Casanova, che si trovava a Parigi, assistette all’evento e lo descrisse con un misto di orrore e fascinazione.
Il 28 marzo 1757, in Place de Grève (oggi Place de l’Hôtel-de-Ville), Damiens fu torturato per ore davanti a una folla immensa. Casanova assistette al supplizio: al condannato venne infilata la mano colpevole del tentato regicidio in un braciere acceso, quindi venne incatenato a un tavolaccio, scarnificato con tenaglie roventi e ustionato con vari liquidi bollenti, poi legato a quattro cavalli che tirarono per squartarlo, mentre i boia lo colpivano con spade sulle giunture per “facilitare” il processo. Il supplizio durò così a lungo che Casanova scrisse: “Non potevo credere che un uomo potesse soffrire tanto e vivere ancora”, e ammette di aver provato nausea. Questo episodio mostra un lato meno noto di Casanova: non solo un libertino, ma un osservatore acuto della natura umana, capace di cogliere la crudeltà del suo tempo.

Gli amori e gli scandali

Tra le sue relazioni più scandalose, c’è quella con una giovane donna che Casanova scoprì essere sua figlia, Leonilda, avuta anni prima con una delle sue amanti, Lucrezia Castelli. La storia prende una piega inquietante quando Casanova ammette di aver avuto una relazione con lei, un dettaglio che riflette i costumi libertini dell’epoca ma che oggi ci fa rabbrividire. Un altro episodio piccante: Casanova era noto per il suo amore per le ostriche, che considerava un afrodisiaco. Durante una cena con una delle sue amanti, si dice che le abbia fatto mangiare ostriche direttamente dal suo petto, un gesto che riassume il suo approccio sensuale e teatrale alla seduzione.

La fine di un mito

Verso la fine della sua vita, Casanova si ritirò in Boemia, dove lavorò come bibliotecario per il conte di Waldstein nel castello di Dux (oggi Duchcov, in Repubblica Ceca). Morì nel 1798, a 73 anni, solo e malinconico, ma lasciò un’eredità immortale con la sua autobiografia. Scrisse: “Ho vissuto come filosofo e muoio come cristiano”, un epitaffio che riflette la sua natura contraddittoria.

Giacomo Casanova è molto più di un semplice “donnaiolo”: è un simbolo del XVIII secolo, un uomo che ha vissuto senza freni in un’epoca di eccessi e contraddizioni. Ha plasmato l’immaginario collettivo, diventando per gli stranieri l’emblema dell’amante italiano passionale, mentre in Italia rimane una figura controversa, celebrata con un misto di orgoglio e ironia. Le sue memorie ci offrono uno sguardo unico su un’epoca lontana. Per il suo 300° anniversario, possiamo celebrarlo come un’icona di libertà, passione e intelligenza che continua a sedurre la nostra immaginazione.

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