Quel mammone di Napoleone

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Anche se non è il favorito dei fratelli, l’Imperatore dei Francesi è coccolato da Madame Mère. Lei lo sostiene, gli fa passare tutto, tranne le sue scappatelle romantiche… Uno sguardo indietro a una presenza essenziale nel cuore dell’epopea napoleonica, raccontato da Pierre Branda su Historia del 2 aprile 2020.

Il sentimento dominante di Napoleone verso sua madre Letizia Ramolino – racconta Pierre Branda – è l’ammirazione. Nato nel 1769, Napoleone trascorre con lei quasi dieci anni prima di andare nelle scuole del re. Anche alla fine della vita, ricorda la sua bellezza: «La signora Bonaparte era la più piacevole, la più bella della città», confida a Las Cases. Branda racconta che Napoleone difendeva con forza l’onore della madre quando si insinuava che fosse l’amante del conte di Marbeuf: a Brienne, un compagno gli chiede provocatoriamente «Come sta mamma Marbeuf? È sempre la madre “la Gioia”?» e il giovane Napoleone, indignato, gli lancia violentemente in faccia le monete che ha in mano, ferendolo.

Branda sottolinea però che, accanto all’ammirazione, Napoleone temeva profondamente Letizia. Da bambino veniva punito spesso da lei, che era severa; da adulto, pur essendo imperatore, la temeva più dei grandi capitani nemici e «batteva in ritirata» quando alzava la voce.

Un episodio emblematico, riportato da Branda tramite il tesoriere Peyrusse all’isola d’Elba, mostra Napoleone a 45 anni che bara a domino o reversi: la madre lo smaschera con un secco «Napoleone, ti sbagli!». Lui mescola le carte, prende i soldi vinti e scappa nei suoi appartamenti come un bambino colto in fallo, per poi restituire tutto il giorno dopo.

Per evitare i rimproveri di questa madre devota e austera (chiamata Madame Mère durante l’Impero), Napoleone nasconde le sue relazioni extraconiugali: Branda cita l’esempio del 1810 al Grand Trianon con Mme de Mathis e all’Elba con Maria Walewska, scelti in luoghi inaccessibili a Letizia. Anche il matrimonio civile con Giuseppina le viene comunicato solo tre mesi dopo. Nonostante il senso di colpa, Napoleone fa a meno dei suoi consigli, ma sa che lei lo perdona sempre: tra loro non c’è rancore duraturo.

Branda nota però che Napoleone non è il figlio prediletto: Letizia ha una tenerezza speciale per il ribelle Lucien (terzo figlio, nato dopo tre morti neonatali). Quando Lucien litiga con Napoleone ed è esiliato, Letizia lo raggiunge in Italia e manca così all’incoronazione del 1804 a Notre-Dame. Più tardi Napoleone farà aggiungere Lucien nel dipinto di David. Nonostante ciò, non le serba rancore: le dà ingenti somme, compra proprietà e le crea una vera corte attorno.

Branda descrive infine il loro rapporto come segnato da piccole divergenze ma da un legame profondo. All’Elba nel 1814, abbandonata da tutti, Letizia corre dal figlio, lo sostiene con i suoi contatti corsi e il ricongiungimento è commovente: Napoleone la bacia più volte asciugandole le lacrime. Nel 1815, quando parte per la Francia, la lascia piangente; non si rivedranno mai più. A Sant’Elena, Napoleone si consola guardando spesso il ritratto della madre, mentre lei si preoccupa invano per lui. In conclusione, per Pierre Branda, nonostante l’epopea napoleonica, i due rimangono sempre gli stessi: una madre severa ma benevola e un figlio rispettoso, persino timoroso, che però finisce spesso per fare di testa sua.

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