In Colombia, un gruppo di ricercatori statunitensi ha recuperato tracce di DNA antico contenente batteri correlati alla sifilide. Una scoperta che, suggeriscono gli studiosi, potrebbe retro datare la storia della malattia di oltre 3.000 anni.

Se confermata, la scoperta scagionerebbe Cristoforo Colombo e i conquistadores spagnoli dall’antica accusa di aver «esportato» la sifilide dal Vecchio al Nuovo Mondo, causando indirettamente milioni di morti. Lo studio, annunciato il 22 gennaio, è stato effettuato su resti umani risalenti a 5.500 anni fa a Sabana de Bogotà, in Colombia. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista «Science» a febbraio. I ricercatori che hanno analizzato i resti hanno recuperato il genoma del Treponema pallidum, il batterio responsabile della sifilide e di altre tre malattie analoghe.

L’analisi del patrimonio genetico è avvenuto su alcune ossa, sperimentando con successo un metodo innovativo di ricerca del DNA. «L’approccio ha dato i suoi frutti, suggerendo che anche le ossa senza segni visibili di malattia potrebbero essere preziose fonti di DNA patogeno», si legge nel comunicato. Lo studio conclude che i batteri correlati alla sifilide esistevano nelle Americhe molto prima dell’arrivo di Colombo.
Non esiste un consenso scientifico su quando sia effettivamente iniziata la sifilide, ma è stata documentata per la prima volta in Europa nel il XV secolo. Malattia considerata infamante, a causa della sua trasmissione eminentemente per via sessuale, la responsabilità della sifilide è stata di volta in volta gettata sulle spalle di varie nazioni, dai francesi agli amerindi, dagli spagnoli agli italiani. Ciascun paese tendeva ad accusare il vicino di aver esportato il morbo, per lo più attraverso gli eserciti o le prostitute.
Lo studio ora aspetta conferme dal raffronto con patrimoni genetici coevi estratti da ossa rinvenute in Europa. «La ricerca futura avrà bisogno di genomi più antichi provenienti da luoghi e tempi diversi, insieme a studi sulle risposte immunitarie umane e una più stretta collaborazione con le comunità indigene», ha affermato il gruppo di ricercatori. «Nel complesso, questo lavoro non risolve il dibattito sulla sifilide, ma dimostra quanta parte della storia manchi ancora».
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