I parrocchiani anglicani e le “riparazioni” per la tratta degli schiavi…

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A gennaio 2023 i Church Commissioners for England – l’ente di beneficenza che gestisce un vasto fondo patrimoniale per sostenere la Chiesa d’Inghilterra, in particolare le parrocchie più povere – ha annunciato il Project Spire (poi rinominato Fund for Healing, Justice, and Repair). Si tratta di un impegno a stanziare 100 milioni di sterline (circa 1% del patrimonio totale) per “affrontare i legami storici” della Chiesa con la schiavitù transatlantica.

La motivazione deriva da una ricerca commissionata nel 2019 sul predecessore del fondo, la Queen Anne’s Bounty (1704), che avrebbe avuto “legami” con la schiavitù africana, principalmente tramite investimenti indiretti nelle annuities della South Sea Company. La Chiesa ha riconosciuto questi legami come “vergognosi” e si è scusata pubblicamente.

Un sondaggio recente, condotto da Merlin Strategy su fedeli anglicani praticanti che frequentano regolarmente la chiesa, evidenzia però un forte distacco tra la leadership e la base: come scrive Nigel Biggar nella sua newsletter “The Biggar Picture” del 19 gennaio 2026

  • 81% degli intervistati si aspetta che la Chiesa usi i fondi per sostenere le parrocchie locali in difficoltà (chiusure, manutenzione edifici, clero sotto stress), non per iniziative di riparazione storica.
  • 64% ritiene che non sia ruolo dei Church Commissioners espiare ingiustizie del passato (come la schiavitù) con fondi fiduciari destinati al sostegno della Chiesa attuale.
  • 61% dichiara che, se il piano procedesse, devierebbe le proprie donazioni verso altri enti caritatevoli, riducendo o azzerando il contributo alla Chiesa.

Questo indica un rischio concreto di calo delle offerte volontarie, in un momento in cui la Chiesa d’Inghilterra affronta già crisi finanziarie, calo di fedeli e problemi di benessere del clero (depressione, isolamento, stipendi insufficienti). Le critiche principali (storiche, etiche, procedurali e legali).

Lo storico Richard Dale ha definito “fuorvianti” le affermazioni dei Commissioners. Nessuno investitore (inclusa la Bounty) ha guadagnato dal commercio di schiavi: la Compagnia era in perdita cronica, la Bounty non comprò azioni dirette, e le annuities erano crediti sul governo britannico senza legame diretto con la tratta. Critici accusano la ricerca originaria di essere parziale e di ignorare il ruolo della Chiesa nella lotta abolizionista (campagna di 50 anni contro la schiavitù).

Biggar nota che non sono state affrontate le complesse domande: fino a che punto le generazioni attuali devono “espiare” peccati ancestrali di 200-300 anni fa? Il processo è stato una “camera d’eco” tra persone già convinte, senza vero dibattito. Secondo Biggar i Commissioners hanno ammesso di non avere il potere legale per trasferire i fondi direttamente: serve creare un nuovo ente di beneficenza separato e ottenere autorizzazione speciale dalla Charity Commission (sotto sezione 106 o simile). Queste ammissioni sono emerse solo nel 2025. Critici (inclusi 27 MP e pari conservatori in una lettera di dicembre 2025) lo definiscono “legally dubious vanity project” e avvertono che potrebbe richiedere un atto parlamentare o causare ricorsi giudiziari.

Il progetto è ancora in fase di sviluppo e non operativo. Il nuovo arcivescovo di Canterbury, Sarah Mullally, lo difende come “imperativo evangelico” e “atto di pentimento”, insistendo che non tocca i fondi per le parrocchie (£1,6 miliardi già allocati nei prossimi anni) e che è per “healing, justice and repair” (non “reparations” dirette a individui).

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