Aldo Moro e la politica italiana verso il Medio Oriente

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di Giordana Terracina da StartMag del 17 marzo 2026

Non è certo una scelta originale soffermarsi il 16 marzo, giorno del rapimento dell’onorevole Aldo Moro e dell’uccisione degli uomini della sua scorta, sulla storia del lodo che deve il suo nome a quello del politico. D’altro canto, però è anche vero che gli anniversari acquistano il loro senso proprio perché contribuiscono ad aggiungere ulteriori elementi al dibattito pubblico e suggeriscono nuovi approfondimenti su tematiche ormai collaudate, attualizzandone il significato. In questo senso sono da considerare gli scritti che proprio in questi giorni sono stati pubblicati e che mirano a ricostruire sia la vita politica dell’onorevole sia i suoi giorni di prigionia.

In riferimento all’apporto di Moro alla nascita dell’accordo con le organizzazioni palestinesi, concluso nei primi anni ’70 e diretto a neutralizzare il territorio italiano da possibili attentati terroristici in cambio della libera circolazione di guerriglieri e armi, sarebbe auspicabile un allargamento del discorso oltre l’aspetto legato ai rapporti con i servizi segreti e gli altri centri di potere, indagando l’importanza di quello economico nella gestione del lodo.

La centralità degli interessi economici attinenti alla stabilità del prezzo del petrolio sui mercati finanziari non è solo una preoccupazione dei nostri giorni legata alla guerra degli Stati Uniti e Israele contro l’Iran in risposta a un concreto pericolo nucleare, ma, ha origini più lontane che rimandano alla guerra del Yom Kippur del 1973.

Con un salto nel passato è interessante riportare come i dirigenti dell’OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina) non si fermarono alla richiesta di avviare incontri politici ad alto livello con il Governo, aprendo i loro canali di dialogo anche verso le società petrolifere del gruppo ENI e creando un doppio binario politico ed economico come sponsor della causa palestinese.

In una serie di lettere del Consigliere Diplomatico della Presidenza del Consiglio dei ministri inviate tra il marzo e l’aprile del 1975, compare la notizia della richiesta del Presidente della società Tegneco (società del gruppo ENI), di avviare colloqui riservati tra il Governo italiano ed esponenti dell’OLP, chiedendo in proposito anche il parere del Ministero degli Affari Esteri.

L’incontro con i dirigenti dell’OLP avviene durante un meeting organizzato a Damasco, dove si discute delle scelte riguardanti il futuro prossimo dei Paesi arabi nei loro rapporti con Israele e della decisione di favorire un’intesa con i Paesi europei, soprattutto la Francia e Italia, offrendo loro la possibilità di inserirsi concretamente nell’area araba attraverso la penetrazione delle loro imprese. Tutto ciò con l’obiettivo di favorire un processo di autonomia dalla subordinazione economica e tecnologica agli Stati Uniti, mediante la creazione di un rapporto organico tra la CEE ed i Paesi arabi. In questa opera di cucitura si innesta l’OLP, che si pone come forza in grado di esercitare una funzione di catalizzatore. L’Italia e la Francia sono gli unici due Stati europei in grado di fornire garanzie per la realizzazione di tale intento.

L’OLP ritiene che ponendosi come mediatore tra le strutture industriali italiane e i Paesi arabi, si sarebbero potuti maturare notevoli benefici a livello economico e al tempo stesso spingere l’Italia verso un riconoscimento ufficiale dell’organizzazione e un sostegno a una politica autonoma della CEE verso il Medioriente.

Illuminante riguardo le posizioni del Governo italiano è la lettera di risposta del Direttore generale degli Affari Politici del Ministero degli Affari Esteri, Roberto Ducci, inviata al Consigliere Diplomatico Francesco Vallauri il 7 aprile 1975.

Caro Francesco,
Mi riferisco alla tua cortese lettera del 3 aprile con la quale mi hai inviato un promemoria del dottor F. B. concernente una richiesta palestinese intesa ad ottenere “un colloquio riservato ad alto livello con il Governo italiano”.
Partendo da questa premessa occorre osservare che con l’OLP manteniamo da tempo un contatto seguito, anche se riservato e non formale. Non solo infatti il SID è in contatto con l’OLP, ma tale movimento già dal settembre scorso ha inviato a Roma un suo rappresentante permanente (il quale ha la copertura formale di un funzionario del locale ufficio della lega Araba). Con quest’ultimo è in contatto, non solo il SID, ma lo siamo anche noi in base ad una direttiva impartita in data 11 ottobre dallo stesso Presidente Moro, allora Ministro degli Esteri (accludo per tua comodità il relativo Appunto annotato).
Il rappresentante dell’OLP, pur senza rinunciare ad elevare il livello dei suoi interlocutori, si è sin qui dimostrato soddisfatto di tali contatti.
Ma non mi sembrerebbe opportuno elevare il livello dei contatti con il Rappresentante dell’OLP che si trova a Roma stabilmente, poiché in tal caso si stabilirebbe un precedente suscettibile di condizionare in via permanente i nostri rapporti con tale organizzazione, con tutti i rischi e gli inconvenienti che ne conseguirebbero.

Un uso strumentale dell’energia per consolidare il lodo, spaccare il fronte Stati Uniti-Europa a favore di più consolidati rapporti con gli Stati del Medio Oriente e avviare un riconoscimento formale dell’OLP e di conseguenza della questione palestinese.

Ancora in tale direzione è il viaggio in Europa del ministro algerino dell’Industria e dell’Energia, Belaid Abdesselam e del ministro saudita del Petrolio, Zaki Yamani, iniziato con la visita in Italia il 4 dicembre 1973.

Le due personalità giungono per svolgere una missione esplicativa per conto dell’organizzazione dei Paesi Arabi esportatori di petrolio (OPEC), sulle ragioni che hanno indotto tali Paesi ad adottare delle misure restrittive sull’esportazione e un forte rialzo dei prezzi del petrolio a seguito della guerra del 1973, ed esprimono il desiderio di incontrare il Presidente del Consiglio dei ministri Rumor e il ministro degli Affari Esteri Moro.

Maggiori notizie e riflessioni da parte del Governo si hanno in merito alla seconda visita effettuata dai due ministri, sempre in Italia, dal 10 al 12 gennaio 1974.

I dirigenti arabi incontrano i ministri Giolitti, Gullotti e De Mita, ai quali sottolineano l’esigenza di un previo e definitivo chiarimento della posizione italiana sul problema medio-orientale. A questi segue quello con il ministro degli Affari Esteri, Moro, per una migliore precisazione su tale questione.

La decisione maturata dai Paesi OPEC di ridurre la produzione petrolifera risponde all’esigenza di influenzare l’atteggiamento dei singoli Paesi europei nei confronti del conflitto arabo-israeliano.

Tutto ciò senza prendere in considerazione, da parte dei Paesi arabi, quanto la politica italiana avesse fatto fino a quel momento in sede ONU, anche a volte in contrasto con gli Stati Uniti e che era sfociata nella firma favorevole a risoluzioni riguardanti le tesi arabe, come sottolinea lo stesso Moro. Senza contare l’azione svolta in sede CEE, dove l’Italia ha un ruolo guida nel rendere i partner europei maggiormente sensibili alle esigenze del mondo arabo, poi confluite nella dichiarazione congiunta del 6 novembre 1973, che rappresenta la presa di posizione europea nei confronti delle tesi arabe. Gli arabi chiedono al Governo italiano un passaggio ulteriore, con una dichiarazione pubblica della sua interpretazione della Risoluzione n. 242 delle Nazioni Unite, nel senso da loro desiderato e che vada verso una richiesta di evacuazione israeliana da tutti i territori occupati durante il conflitto del 1967.

Un passaggio ulteriore ritenuto necessario per passare da una posizione di Stato neutrale a una di Stato amico nella divisione effettuata dai Paesi arabi nei confronti degli Stati europei e diretta da una parte a differenziare i rifornimenti petroliferi e dall’altra a creare una spaccatura all’interno della comune politica energetica europea.

Ancora un uso strumentale dell’arma del petrolio, per influenzare la politica degli Stati europei dipendenti nelle loro economie da tale fonte energetica.

Guerra israelo-palestinese e israelo-araba, necessità di una via diplomatica per far fronte a questioni economiche in grado di modificare gli assetti mondiali, il ruolo dei servizi segreti nelle scelte non solo operative ma anche politiche, l’uso strumentale da parte degli Stati arabi dell’arma del petrolio per creare e disfare alleanze con gli Stati Europei, la posizione degli Stati Uniti nei confronti di un’Europa sempre più divisa, sono tutte tematiche che attraversano la nostra storia da oltre cinquant’anni e che a ogni anniversario si ripropongono nelle diverse sfaccettature. Soffermarsi solo per il tempo di un articolo sulla chiave economica, aggiunge un ulteriore tassello per una migliore comprensione di quanto si vuole ricordare sul politico Aldo Moro.

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