Come morì Marilyn? Omicidio, suicidio o farmaco sbagliato? Una biografia punta il dito sul suo medico

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Tante sono le versioni e le teorie sulla morte della donna-icona dell’America del boom, Marilyn Monroe. Suicidio per la sua infelicità esistenziale. Omicidio perché la sua vicinanza ai Kennedy generava imbarazzi. Ora è il turno dell’errore medico: se Marilyn Monroe morì all’età di soli 36 anni nell’agosto del 1962, la colpa è della malasanità. A un secolo dalla nascita avvenuta il 1° giugno 1926, una biografia, «I want to be loved by you», suggerisce una nuova tesi sugli ultimi giorni di vita dell’attrice, e in particolare sui medicinali a lei prescritti da Hyman Engerberg, suo medico di fiducia.

Stando ad Andrew Wilson, giornalista, scrittore, autore di diverse biografie di successo, la Monroe fu vittima di un errore medico. Engerlberg, scomparso nel 2005, avrebbe prescritto l’idrato di cloralio alla sua celebre cliente come dimostra un documento battuto all’asta nel 2011 e ritrovato da Wilson nell’ambito delle ricerche per il suo libro. Engerlberg avrebbe invece sempre negato d’aver fatto quella prescrizione. L’abbinamento del medicinale al barbiturico Nembutal, prescritto dallo stesso medico, ne avrebbe provocato la morte.

«Se non hai nulla da nascondere perché negare in modo tanto categorico?’», ha sottolineato Wilson al Sunday Times, con un riferimento alle dichiarazioni rilasciate dal medico quando, negli anni ’80, sulla scia delle tante teorie complottistiche venne riaperta l’inchiesta sulla morte di Monroe. «il dottor Engerlberg all’epoca attraversava un momento complicato, si stava separando dalla moglie Esther, e credo sia entrato nel panico». Secondo lo scrittore, «si è trattato di un incidente ma anche di un catastrofico errore di valutazione». Marilyn era in crisi. Era stata licenziata da un film ed era in preda alla depressione. «Negli ultimi due mesi di vita, le vennero prescritte 830 dosi di medicine che sarebbero bastate per uccidere diverse persone». 

La notte in cui morì, Marilyn si era chiusa in camera sua. La governante Eunice Murray chiamò lo psichiatra dell’attrice, Ralph Greenson, che riuscì a entrare rompendo una finestra e la trovò a letto senza vita. Fu lui a convocare Engelberg, che ne pronunciò il decesso. Nel libro Wilson sostiene che trascorse circa un’ora prima che il medico chiamasse la polizia e che fu lui a dire agli inquirenti che si era suicidata.

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