“Et terra mota est”. Dopo 15 anni uno studio sul terremoto della Crocefissione diventa virale

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Un studio pubblicato nel 2011 confermerebbe l’attività sismica intorno alla data della crocifissione di Cristo raccontata dal Vangelo, che molti ritenevano una semplice metafora. Lo scrive Juan Scaliter su La Rason del 3 marzo 2026.

« Iesus autem iterum clamans voce magna emisit spiritum. Et ecce velum templi scissum est in duas partes a summo usque deorsum, et terra mota est, et petrae scissae sunt, et monumenta aperta sunt, et multa corpora sanctorum, qui dormierant, surrexerunt». Così che il Vangelo di San Matteo descrive l’acme della Passione di Nostro Signore, con la morte del Cristo in croce.

Questo passaggio (Matteo 27:50-52) è stato tradizionalmente interpretato in chiave spirituale piuttosto che come un resoconto storico-scientifico. Tuttavia, una serie di studi geologici sui sedimenti della regione del Mar Morto ha riacceso il dibattito sui social: potrebbe esistere una prova fisica di un terremoto avvenuto ai tempi di Gesù che coincida con il racconto evangelico? Parrebbe di sì.

La vicenda – spiega Scaliter – fotografa i nostri tempi: se una notizia non passa per i social, è come se non esistesse. Lo studio è stato infatti pubblicato nel 2011. All’epoca X (allora Twitter) non aveva la forza di oggi e Instagram era appena nato. Quindi nel 2011 è passato pressoché sotto silenzio. In questi giorni invece la vicenda è diventata virale come se fosse stata pubblicata ieri. Sono entrate nella conversazione globale conclusioni di quindici anni fa, scatenando un dibattito accesissimo, come sempre accade quando si mescolano religione e scienza.

La regione intorno al Mar Morto è una zona geologicamente molto attiva. Lo studio in questione, pubblicato sulla rivista International Geology Review, ha analizzato campioni di sedimenti prelevati vicino a Ein Gedi, a circa 40 chilometri da Gerusalemme. Questi sedimenti, secondo la ricerca, mostrano perturbazioni tipiche dei terremoti. Analizzando le deformazioni, gli autori — guidati da Jefferson B. Williams — hanno identificato almeno due grandi eventi sismici: uno intorno al 31 a.C. e un altro in un intervallo compreso tra il 26 e il 36 d.C., ovvero proprio nel periodo in cui Ponzio Pilato governava la Giudea.

Come può la scienza rilevare un terremoto così antico? La risposta sta nella geologia storica e nell’analisi dei sedimenti laminati. Quando il fondo di un lago o di un mare “registra” un sisma, gli strati di sedimento possono piegarsi, rompersi o presentare strutture che si conservano come un vero e proprio “fossile geologico” del movimento. Grazie a tecniche come la datazione al radiocarbonio è possibile stimare l’età di queste perturbazioni con un margine di errore ragionevole.

Questo non costituisce una prova che il terremoto descritto nel Vangelo di Matteo sia avvenuto proprio nel momento della crocifissione. L’evidenza è tuttavia compatibile con il racconto evangelico, ma non conclusiva. Come spiega lo stesso studio: «Tra i possibili candidati ci sono il terremoto di cui parla il Vangelo di Matteo e uno avvenuto alcune decine di anni prima, più forte del primo e probabilmente quello che rimaneva impresso nella memoria dei contemporanei».

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