5 cose che (probabilmente) non sapevate sull’Africa occidentale nel Medioevo

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La scrittrice nigeriano-americana OO Sangoyomi rivela su History Extra cinque fatti poco noti della storia dell’Africa occidentale. Secondo la Sangoyomi, la mancanza di risorse documentarie “rende fin troppo facile cadere nella trappola di pensare che la storia documentata dell’Africa sia iniziata con la colonizzazione. Un esploratore europeo del XIX secolo arrivò persino a soprannominare l’Africa il “Continente Nero”, sottintendendo che si trattasse di una terra vasta e inesplorata che aspettava solo che gli stranieri le imponessero la civiltà”.

Secondo la Sangoyomi invece il Continente Nero “ha visto innumerevoli civiltà complesse, con le popolazioni indigene dell’Africa occidentale in particolare che hanno iniziato lo sviluppo delle loro società almeno 40.000 anni fa”.

“La diversità dell’Africa occidentale – e del continente in generale – rende impossibile fornire una storia generalizzata senza sminuire molte culture uniche e le loro storie. Ma basta scalfire la superficie di questa regione nel Medioevo per scoprire una storia ricca, nel vero senso della parola”.

1. L’Africa occidentale medievale era un centro commerciale globale

Tra l’VIII e il XVI secolo, scrive la Sangoyomi, l’Africa occidentale ha vissuto un periodo dinamico di crescita culturale, intellettuale ed economica. Ciò è stato possibile in gran parte grazie al successo delle estese rotte commerciali trans-sahariane.

Attraversando il vasto deserto del Sahara, queste rotte collegavano il Mediterraneo con la savana dell’Africa occidentale, consentendo all’Africa subsahariana di commerciare i suoi ambiti metalli, l’avorio e il sale. “Oltre ai guadagni economici, queste rotte permettevano anche alle persone di sfuggire ai conflitti e, nel contempo, di diffondere costumi, tradizioni e lingue” afferma la scrittrice.

Questo periodo è stato caratterizzato da un appassionato scambio di conoscenze. L’importanza data all’istruzione nella regione era particolarmente evidente a Timbuctù: la città, oggi situata nel Mali, non era solo un centro commerciale, ma anche un centro di studi. Nel XIV secolo divenne sede dell’Università di Sankore, che è ancora oggi attiva.

Le rotte trans-sahariane raggiungevano luoghi lontani come il Medio Oriente, l’Europa e l’Asia trasportando in particolare oro.

2. L’uomo più ricco della storia del mondo proveniva dall’Africa occidentale

Con alcune delle più grandi miniere d’oro del mondo, l’Africa occidentale ha attirato a lungo cercatori d’oro da tutto il mondo. Secondo al-Istakhri, autore e viaggiatore persiano del X secolo: “Si dice che nessun’altra miniera sia nota per avere oro più abbondante o più puro”.

Non c’è rappresentazione migliore dell’abbondanza di oro nell’Africa occidentale durante questo periodo della figura di Mansa Musa. Il sovrano dell’Impero del Mali nel XIV secolo potrebbe essere stato l’uomo più ricco che sia mai esistito. Se adeguato all’inflazione odierna, il suo patrimonio netto è stimato in ben 400 miliardi di dollari.

La sua ricchezza si basava sulla produzione e sul commercio dell’oro dell’Africa occidentale da parte dell’Impero del Mali. Durante un leggendario viaggio alla Mecca, diverse testimonianze raccontano che Mansa Musa portò così tanto oro al Cairo e lo distribuì con tanta generosità da paralizzare da solo l’economia egiziana. Ci vollero più di dieci anni perché il Paese si riprendesse, mentre l’Africa occidentale divenne nota come la “Terra dell’oro”.

3. L’Africa subsahariana entrò nell’età del ferro più rapidamente rispetto al resto del mondo

Per la maggior parte del mondo, l’evoluzione generale della metallurgia significò il passaggio dall’età della pietra all’età del bronzo, poi all’età del ferro. Nel caso dell’Africa subsahariana, invece, alla pietra seguì direttamente il ferro.

Ciò ha causato un ampio dibattito tra gli storici, molti dei quali hanno sostenuto che fosse impossibile avere l’età del ferro senza prima passare attraverso l’età del bronzo. Secondo la Sangoyomi le prove archeologiche indicano che la produzione di ferro iniziò nell’Africa subsahariana indipendentemente da qualsiasi influenza esterna e senza l’uso di rame e bronzo.

Esiste persino la possibilità che l’Africa subsahariana sia stata la prima parte del mondo ad entrare nell’età del ferro, con alcune prove che suggeriscono che la produzione del ferro sia iniziata già nel 2000 a.C.

Nell’Africa occidentale, è probabile che i progressi nel campo del ferro siano stati così rapidi grazie all’importanza storica della ceramica. Il ferro viene fuso dallo stesso tipo di argilla utilizzata per la produzione di vasi, il che significa che gli abitanti dell’Africa occidentale conoscevano da tempo questo materiale e i fuochi ad alta temperatura necessari per il processo.

Anziché arrivare all’età del ferro attraverso l’adozione del rame e del bronzo, come è avvenuto in tutto il mondo, l’Africa occidentale potrebbe aver compiuto questo salto come conseguenza della sua propensione alla produzione di vasi scrive la Sangoyomi.

4. Il popolo Yorùbá ha esercitato una delle influenze più importanti sull’Africa occidentale

Dato il suo ruolo importante nello sviluppo delle società dell’Africa occidentale, non c’è da stupirsi che la lavorazione del ferro fosse spesso considerata un’attività venerata. Ciò è particolarmente vero per il popolo Yorùbá, che associava il ferro al potere culturale e spirituale.

In quanto maestri del processo di trasformazione che converte il minerale di ferro in oggetti come armi, strumenti essenziali e oggetti di prestigio, i fabbri erano considerati dotati di poteri soprannaturali e formavano corporazioni segrete per mantenere il segreto della loro conoscenza. La venerazione per i fabbri è presente in molte culture dell’Africa occidentale.

Il popolo Yorùbá, uno dei gruppi etnici più grandi dell’Africa, diffuso nell’odierna Nigeria, Togo e Benin, ha lasciato il segno nella regione anche in molti altri modi. Essendo uno dei popoli più antichi dell’Africa occidentale, ha una lunga storia di conquiste e assimilazioni dei popoli vicini. La maggior parte delle altre tribù dell’Africa occidentale può indicare almeno un aspetto della propria cultura che ha avuto origine con gli Yorùbá.

La loro influenza si è diffusa anche oltre il continente, in particolare per quanto riguarda la religione. Il sistema di credenze comunemente denominato “Ifá” fu portato nel Nuovo Mondo dagli schiavi e da allora si è diffuso in tutto il continente americano influenzando la creazione di religioni come la Santería a Cuba o il Candomblé in Brasile.

5. La “mitologia” di Ifá affonda le sue radici nella storia reale dell’Africa occidentale

Le figure centrali dell’Ifà erano un tempo persone viventi. Le divinità sono chiamate òrìṣàs e sono spesso indicati come parte della “mitologia nigeriana”. Tuttavia, molti òrìṣàs erano persone reali. Ṣàngó fu il quarto sovrano dell’Impero Ọ̀yọ́, uno dei regni più importanti nella storia Yorùbá, che raggiunse il suo apice intorno al XVII secolo. Dopo la sua morte, si diceva che fosse diventato un tutt’uno con i cieli come dio del tuono, del fulmine e del fuoco.

Allo stesso modo, Odùduwà fu un grande condottiero militare alla fine del X secolo e fondatore dell’Impero di Ife, probabilmente la civiltà più influente nella storia Yorùbá. Per anni fu in guerra con un uomo di nome Ọbàtálá, da cui alla fine uscì vittorioso.

Ora, sia Odùduwà che Ọbàtálá sono òrìṣà principali, con il primo considerato il padre della razza Yorùbá e il secondo, spesso raffigurato come subordinato a Odùduwà, che possiede un ruolo paterno.

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